UN CAVOLO… PERCHE’ RITORNI LA CIVILTA’ !

Osservazioni dall’Osservatorio: l’idea dei giardini ‘didattici’

Proprio l’altro giorno, mentre si parlava con amici arrivati da Brescia, a cui era stato suggerito di passare da Nardò per visitarla, in quanto caratterizzata da certe sue unicità architettonico-stilistiche, si illustrava loro come fosse importante la competenza e la preparazione nel conoscere il linguaggio dell’arte, per comprenderne al meglio le sue incredibili possibilità espressive. Evitando le centinaia di date e i mille nomi di regnanti (fatti e raccontati apposta per confondere i turisti), ci si è soffermati sull’iconologia e sull’iconografia di certi ‘oggetti’ scolpiti sulle nostre facciate salentine e in particolare neritine.

Questi oggetti comprendevano la scultura sulle facciate di festoni, di piante abbastanza riconoscibili e, in particolare, determinati frutti. Non è questa la sede per descriverne significati e simbologie, quali, dove e come, erano presentati, ne il perché, ma proprio mentre si parlava, e sapendo che fra loro c’erano 5 – 6 bambini ad ascoltare, ci è sovvenuta questa riflessione che vorremmo comunicarvi.

Può un padre o una madre spiegare e poi regalare ad un figlio o ad una figlia, per esempio, un roseto? Posizionato in un giardino ‘didattico’, adottato per l’occasione e creato per questo? O un filare di insalata? O di cavoli? O una pianta di anguria? Un cardo? Un cappero? Una pianta di mirto? Una frasca? O una di lentisco? Una salvia? (più piccolo è il bambino/a, a cui si insegna, e più sarebbe meglio adottare piante con frutto; il risultato sarebbe entusiasmante, colorato oltre che gustoso specialmente, dopo l’attesa, pensate a un peperone, un pomodoro, un melanzana, ecc…). L’impegno nel seguire la sua crescita, nel curare la pianta, nell’innaffiarla, nell’assisterla osservandola, darebbe al genitore tante informazioni sul carattere del proprio figlio; infatti ci vuole costanza, pazienza, dedizione per arrivare ad un ottimo risultato.

Riteniamo che Nardò, realmente, potrebbe permettersi di realizzare dei giardini ‘didattici’ per bambini (e pensiamo seriamente anche per i genitori), dove ognuno potrebbe far crescere ‘a distanza’, ma in città, delle piante e poi assisterle, aiutato da professionisti agronomi, che possono, parlare loro, del ‘tempo’ e della natura. Giardini aperti di giorno per il viavai, quello sì, dei piccoli. Sarebbe sicuramente un fiore all’occhiello di intelligenza, un’iniziativa dall’alto valore sociale, educativo, civico e chi più ne ha più ne aggiunga perché, sappiamo tutti che funzionerebbe.

E da qui, per naturale induzione del ragionamento, la riflessione si è poi trasformata; ma perché nel caso di capitali rubati alla collettività dopo averli recuperati (tutti e non in percentuale), per punire l’evidente deprecabile “ladro”, non si usa parte dei suoi soldi (tipo cauzione), a sanificare zone inquinate o a coltivarne di nuove (dove la destinazione lo prevede). Oppure a restaurare monumenti o ad abbellire parchi, giardini, ad acquistare giochi per bambini? Si direbbe allora: “sai quel parco che si era così rovinato? E’ stato salvato ‘da quel ladro di ….”, magari riabilitando anche il personaggio, la cui pena verrebbe commutata e  trasformata in ‘abbellimento’ per la collettività. Oppure: “sai quell’affresco rovinato? E’ stato restaurato col bottino trafugato da quel lestofante di….” (forse la bellezza che salverà il mondo?). Immaginate un po’, qualunque ruberia, per magia che si trasforma in un regalo per il paesaggio e dunque per la natura e i cittadini, quindi l’Italia ritorna ad essere l’ EDEN che era una volta!

E dunque, il discorso è chiaro; i giardini ‘didattici’ sono utili per ‘rimodulare’ la creatività, e riabilitarla dalla ‘distrazione’ tecnologica e dall’illusione dell’ubiquità multimediale.

Infatti, se invece di “ipertecnologizzare” e “comprimere” di impegni, i propri figli o abbandonarli all’ultima versione del video-gioco che mitraglia, distrugge e annienta, per ore e ore, tra schizzi di sangue e teste rotte, ogni genere di ‘cosa che si muove’ o stressandoli con i dieci appuntamenti, tutti di un’ora ciascuno (delirio!), accompagnandoli in luoghi, logisticamente lontani qualche chilometro uno dall’altro, sommando viaggio, parcheggio, parchimetro, inquinamento, lavori in corso, deviazioni, quindi ritardi, attese, venisse insegnato loro a vivere il tempo della natura e la crescita della vita nell’alternanza delle stagioni, l’importanza dei profumi e degli odori dei sapori ?

Secondo gli ultimi ‘brutti’ messaggi che arrivano dai tg nazionali, purtroppo, pur da chi dovrebbe dare esempio di acclarato senso civico, se continuiamo ad indulgere su questi tremendi atti, fra un po’, ci ridurremo a riaccenderemo il fuoco con le pietre e ci esprimeremo con suoi gutturali, le ‘femmine’ saranno rapite e portate nelle caverne, minacciandole a colpi di clava, ma con il vantaggio di esser sempre collegati col mondo, continuando a guardare programmi zuppi di sangue e massacri (ma trattati con ironia) e autopsie in diretta, eternamente collegati a film girati lungo corsie di ospedali, ma guardati ad alta definizione, dall’ultima versione di video gigante.

La vita dovrebbe essere un’altra cosa o si sbaglia a pensarlo?

 

Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

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