SVILUPPO, MA POI, LO VOGLIAMO DAVVERO?

 

“L’arte di saper vedere, fa la differenza”. E’ stata da sempre la premessa ad ogni ipotesi alternativa presentata dall’Osservatorio sulla città di Nardò. Naturalmente, in questa frase, è sottointesa la pratica artigianale, la ricerca scientifica, la professionalità nello studio dei materiali e dei loro accostamenti, la cultura dei codici e della ‘lingua architettonica’ declinata in tutte le sue varianti. La riconversione funzionale dei sistemi urbani segue l’evoluzione tecnologica nelle sue varie traduzioni strutturali attinenti alle pratiche di sviluppo della città. Essa, dunque, continua ad adeguarsi, riconfigurandosi continuamente “sperimentando” destinazioni usi modi di vita per migliorarla. La progettualità, colta, creativa, responsabile, induce all’analisi delle più svariate possibilità secondo regole procedurali possibilmente ‘sostenibili’. La natura, d’altronde, seleziona nel tempo, con interventi pratici e funzionali, quelle ipotesi che possono permetterle di assicurarsi la continuità e genera complessità per amplificare la differenziazione dei risultati. E’ la premessa di questa ricerca, che, riteniamo, possa svolgere, in futuro, un’azione importante sui ‘corpi architettonici’ anche quelli da aggiornare, ricomporre, ma già esistenti. Tali interventi, se ispirati dal paesaggio che abbiamo intorno, porterebbero ad una maggiore consapevolezza e agevolerebbero sicuramente quella ‘dose’ di sostenibilità capace culturalmente di promuovere il nostro paesaggio senza sconvolgerlo. Ma in che senso? Nel senso che, per esempio, potremmo dare una ‘responsabilità’ diversa alle nostre ‘storiche’ rotonde sul mare. Prendiamo, a questo punto, la serie di quei tondeggianti luoghi di sosta e di ‘sospensione’ che troviamo lungo il nostro percorso sulla litoranea che porta dalle Quattro Colonne alla Torre dell’Alto e anche oltre. Pur non sconvolgendo il lungo tratto di mare, potremmo pensare a farle diventare un segnale di discesa verso il mare (dove è possibile, secondo le regole del Piano delle Coste). Ma in che modo? Attrezzandole con discese a rampa, piattaforme di legno sugli scogli, adibendo il ‘sotto rotonda’ a bar, servizi igienici, servizio di primo soccorso, arredo per esterno, strutture ombreggianti e quant’altro possa servire ai turisti ed ai bagnati. Pensiamoci bene, l’impossibilità di percorrere comodamente la linea che va dalla strada al mare, ha sempre posto dei problemi di fruizione, obbligando la maggior parte dei turisti a scegliere altri ‘lidi’. Da qui il degrado e l’abbandono dell’intera zona (pietraie degradate che raccolgono rifiuti, assolutamente da riqualificare se l’obiettivo è lo sviluppo). Tale problematica si supera con le ‘piastre’ o ’terrazzamenti’ di legno che, stagionalmente potrebbero montarsi sui percorsi decisi e che partirebbero dalla base delle rotonde (notate la possibilità di aumento dei posti di lavoro delle aziende del mercato per gli arredi e per il montaggio e lo smontaggio). Insomma, agli spazi che ora fungono solo d’osservazione, pensiamo si possano sommare funzioni per godere in maniera più diretta del meraviglioso affaccio sul mare, trasformandolo realmente in una terrazza.

Vi sembra proprio impossibile, allora, poter immaginare, per iniziare a vedere.

N. B.

Intanto, un grossissimo in bocca al lupo, dall’ Osservatorio sulla città, all’amico Fabio (persona, per cui ‘comodamente’, ci si può mettere la mano sul fuoco, per la passione con cui fa le cose): “Ottimo, da qualche parte bisognava pur iniziare e questa ci è sembrata una buona azione di ‘rottura’ (in tutti i sensi), per tutti questi anni di impegno, costante e continuo. Lo sappiamo, potresti scrivere un’enciclopedia da pubblicare a fascicoli, per le procedure che ti hanno portato, a questo risultato. Comunque è un buon segno. Ora la maggior parte delle persone verificheranno direttamente di cosa, in embrione, si può fare (dove è possibile) ‘dei’ e ‘sui’, nostri scogli appuntiti. Hai semplicemente rivoluzionato un modo di vivere il mare. Una crepa nel muro delle false convinzioni? Staremo a vedere”.

 

Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

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