Se “la cultura” non entra nel presente, figuriamoci “la memoria”!

In una fase di crisi come quella che viviamo quotidianamente e che, a quanto pare, vivremo, i nostri governanti, essendo persone degne, quindi lungimiranti e intelligenti (solo per questo infatti abbiamo consegnato loro quel posto così rappresentativo), dovrebbero avere chiara e già sotto controllo la situazione.

Hanno sicuramente compreso prima di altri che, proprio in fasi storiche critiche di questo genere, (cioè quando la cultura tiene basso lo sguardo, inizia a crescere l’involgarimento delle relazioni e dei rapporti umani), rigurgiti della peggiore specie di comportamento, vengono a galla e ce ne accorgiamo giorno per giorno; abbrutimento, degrado, indifferenza, ignavia.

E’ in questi frangenti che, per chi non ha saputo e proceduto a consolidare le componenti della cultura fin dai suoi simboli cittadini, come pure dalle sue fondamenta relazionali, sarà certamente ancora più complesso parlare della “memoria”.

Sarebbe dunque auspicabile che venisse pubblicato, prima possibile, il calendario di eventi, visto che il nostro paese è stato insignito della “Medaglia al valore civile per l’accoglienza”, ed essendosi mirabilmente fregiato di un “Museo della memoria”.

Esempio generico ma validante le tematiche discusse:

1 – cofanetti di libri di storia della città regalati alle classi che si sono distinte nei programmi  culturali svolti durante l’anno.

2 – guide turistiche regalate ai migliori studenti (meglio se tradotte in più lingue) con l’obiettivo dell’apertura della città alle menti e alle competenze da sollecitare e dunque sviluppare per le classi dirigenti del futuro

3 – escursioni delle classi per il nostro territorio con l’obiettivo di ‘costruire’ il presente, perché venga poi, qualificato il futuro.

4 – Giornate di documentari e cineforum, dibattiti e discussioni, inerenti la paradossale e becera sopraffazione di tutti i popoli, quando appunto è successo che “il sole della cultura si è pericolosamente abbassato e l’ombra dei nani è cresciuta diventando uguale a quella dei giganti”.

5 – Lezioni teoriche e poi pratiche di ‘osservazione’ del nostro paesaggio storico architettonico paesaggistico quindi culturale, perché solo così si valorizza prima il cittadino e poi il suo contesto sociale per fuggire l’ignoranza, l’arroganza, la supponenza, la sopraffazione.

Ecc…

Questo per noi è difendere “il valore dell’accoglienza”. Noi dell’ Osservatorio sulla città, quindi usiamo come metafora “l’accoglienza delle emozioni” che questa terra può realmente regalare, e non tenere recluse nei campi dell’individualismo o dell’interesse spicciolo, ma occorre prima accorgersene ‘osservando’ ad esempio, la potenza molteplice del suo paesaggio, e delle sue diversificate possibilità espressive declinate secondo regole comuni e condivise che solo la natura ci dimostrasi saper generare.

Solo partendo da queste premesse, avrà un profumo di libertà… la nostra terra.

 

Osservatorio sulla città – Nardò (Le)

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