Sannicola: riapre Villa Ravenna. Edificata negli ultimi anni del ‘700 ha riaperto le sue stanze e il suo parco in una nuova elegante e affascinante veste

Alberi secolari, fontane, stanze verdi.  
Un colpo d’occhio che attraversa il pozzo a base circolare dalle agili colonne in pietra e dalla cupola in ferro battuto, lambisce la fontana delle conchiglie, giunge agli affreschi del piano terra e si spinge fino alle ultime stanze in alto per perdersi infine nel golfo di Gallipoli, all’orizzonte.
La bellezza originaria si è conservata intatta, qui, disposta oggi come un tempo all’ospitalità, al bon vivre.
Così il segreto del parco, l’atmosfera sospesa dei giardini, le favole raccontate negli affreschi, le maioliche di Vietri nelle stanze, la meraviglia della suite al piano nobile, la “stanza della prima notte di nozze” sul terrazzo.
Villa Ravenna di Sannicola, tra le più belle architetture del Salento, edificata negli ultimi anni del ‘700 dal notaio e imprenditore Bartolomeo Ravenna su progetto dell’architetto Gregorio Consiglio di Gallipoli come residenza estiva della famiglia, successivamente usata come alloggio militare nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha riaperto stamane le sue stanze e il suo parco in una nuova elegante e affascinante veste per il segmento ospitalità ed eventi, con un intervento cofinanziato dall’UE P.O. Fesr Regione Puglia 2007-2013 _ Asse 6 Linea Intervento 6.1 _ Azione Azione 6.1.9.
“Nel lavoro di recupero della villa e degli oltre ventimila metri quadrati di giardino”, dice Claudio De Prezzo, presidente di Villa Ravenna srl, un passato e un presente imprenditoriale nel tessile terzocontista d’alta gamma, “siamo stati attentissimi a rispettare gli impianti originari, quell’armonia che si respira dovunque percepibile soprattutto nei dettagli, nei particolari.
Cerimonie, wedding luxury, ristorazione, eventi a tema, ospitalità: questo è il futuro che immaginiamo per Villa Ravenna. Con una scommessa: raffinatezza, eccellenza, qualità.
Vogliamo che per i nostri ospiti l’esperienza in villa sia indimenticabile. E’ questo il nostro obiettivo, che crediamo possa incontrare interesse e anche curiosità. Chi giunge a Villa Ravenna per un week end, un matrimonio, una festa, una vacanza, una serata particolare, porterà con sé un ricordo di bellezza e di eleganza, di cura dei dettagli. Per noi dimora di charme è questo.
E d’altra parte è sufficiente una passeggiata nei giardini, a bordo piscina, tra le stanze, per sentirsi immersi in un’atmosfera unica, particolarissima”.
 VillaRavenna2 VillaRavenna_Gabellone_Piccione_DePrezzo
Raffinatezza, qualità, eccellenza: tre parole d’ordine risuonate in tutti gli interventi di saluto
nel corso dell’opening svoltosi stamane e apertosi con la benedizione della struttura e il saluto di Monsignor Luigi Ruperto, Vicario generale della Diocesi Nardò-Gallipoli.
“L’inaugurazione di una struttura ricettiva di qualità è per me una grande orgoglio”, scrive Loredana Capone nel suo messaggio di saluto. “I turisti e in genere gli ospiti sono diventati sempre più esigenti. Vogliono vivere una bella esperienza che sia un senso identitario che li faccia sentire a casa e faccia trascorrere momenti indimenticabili. A questi obiettivi è finalizzata Villa Ravenna e noi siamo orgogliosi di avere sostenuto questo investimento. D’atra parte l’entroterra è fondamentale per una vacanza che vada oltre la stagione balneare rendendo più attraente il territorio nel suo complesso e, cosa per noi importantissima, più stabile l’occupazione”.
“Per l’Amministrazione di San Nicola il recupero di questa architettura per un progetto di eccellenza è motivo di vanto e di orgoglio e per questa ragione lo abbiamo sostenuto senza esitare e continueremo ad essere al fianco di chi, con coraggio, in un momento complicato come l’attuale, sceglie di investire sul territorio e per il territorio”, sottolinea il Sindaco di San Nicola, Cosimo Piccione.
“Per molti di noi questo è stato un luogo dell’adolescenza”, prosegue Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce, “ed è importante questa giornata che segna la riapertura di Villa Ravenna e una sua nuova vita. Un progetto cui va tutto il nostro sostegno e il nostro plauso e che si inserisce a pieno titolo nella nuova stagione che il Salento sta vivendo con una strategia di riposizionamento territoriale nel campo dell’accoglienza e dell’ospitalità d’eccellenza”.
Riposizionamento sostenuto fortemente dalla Regione, sottolinea Antonio De Vito, Direttore generale di Puglia Sviluppo: “recuperare a nuove funzioni luoghi di bellezza e qualità architettonica è un obiettivo fortemente perseguito in questi anni. In questo modo non solo rafforziamo un segmento di eccellenza ma interveniamo più complessivamente sulla qualità territoriale. Ed è evidente come questo incida sulla possibilità di produrre nuova occupazione qualificata”.
Alla bellezza originaria, d’altra parte, i lavori di recupero e restauro hanno aggiunto, se possibile, ancora più fascino e  allure.
Nelle secentesche grotte sotterranee trasformate in spa al modo degli antichi ninfei, spazio segreto e quasi celato per un benessere in piena regola, dall’hammam alla sauna, dalla cromoterapia in doccia alle differenti tecniche di massaggio.
Nella sala delle cerimonie, al piano terra, tra affreschi e marmi pregiati.
Nella suite al piano nobile, affacciata sui giardini e circondata su ogni lato dalla luce e dal verde.
Nelle stanze ricavate dalle stalle, preziosi gioielli affacciati su un patio elegantemente attrezzato per una vacanza indimenticabile.
“Fu Bartolomeo Ravenna”, prosegue Claudio De Prezzo, “notaio, commerciante e imprenditore, fine letterato, autore delle Memorie storiche della città di Gallipoli, ad edificare verso la fine del XVIII secolo la villa come residenza estiva della famiglia, sulla attuale San Nicola – San Simone. Non fu estraneo alla scelta del sito l’antico nome Rodogallo, “belle rose”, sostituito poi alla metà del 1700 dalla più moderna denominazione Villa San Nicola”.
E’ lo stesso Bartolomeo Ravenna, nella sua storia della città di Gallipoli, a motivare la scelta, quando scrive: “Perchè situata la città [Gallipoli] sopra di uno scoglio, lontana dalla Campagna, ne deriva che i costui abitanti non godono delle bellezze che la natura presenta nelle diverse stagioni dell’anno. E’ perciò che i Gallipolitani sopra tutti gli altri della provincia sono stati, e sono più attaccati, ed appassionati a passar villeggiando i più bei mesi dell’anno, per godere dell’aria campestre, segnalandosi tra i primi nella magnificenza de’comodi casini. Tralle contrade del territorio, conosciute sotto varie denominazioni, si è creduta la più deliziosa e salubre quella detta di Rodogallo, menzionata dal Padre Bonaventura da Lama nella sua Cronaca”.
Ma non furono estranee neanche le frequentazioni amicali, le consuetudini del ben vivere e ben parlare.
Proprio qui, infatti, tra i vigneti e gli oliveti, le famiglie benestanti gallipoline, dai Ravenna agli Starace, dai Costa, ai Briganti, Coppola, Pasca, Raymondi, Tafuri …, tra  il 1700 e il 1800 avevano edificato ville belle e comode come i propri palazzi in città, con volte affrescate e preziosi mosaici. I luoghi della villeggiatura autunnale, da settembre a dicembre, dopo la vacanza al mare, nei mesi della vendemmia e della raccolta delle olive.
Un’atmosfera particolarissima, elegante e colta, raffinata e divertente, che la storica e critica dell’arte Titti Pece ha perfettamente raccontato nel suo Quoquo. Come le Api al miele, definendoli “luoghi di perfetta felicità”.
“Si parlava di felicità”, scrive la critica d’arte e raffinata gourmet, “tra Alezio e Sannicola, nei pressi della Lizza, negli anni che videro il secolo dei Lumi trasmutare nel secolo degli eroi romantici. Ne parlavano – incontri tra amici, in campagna – Giovanni Presta, il marchese Palmieri, Bartolomeo Ravenna, Filippo Briganti: tutti gallipolini, tranne il marchese, che veniva da Martignano. E tutti appassionati di ulivo, di olive, proprietari di uliveti da queste parti; nonché, tutti, fini intellettuali.
Trascorrevano le loro villeggiature ognuno nel proprio podere: nei casini che già erano come ville, veri luoghi di ‘otium’ circondati da ameni giardini: rimanendo pur sempre – perciò non si chiamavano ville – luoghi dove si svolgeva parte del lavoro agricolo. Nei palmenti si faceva la lacrima e quel vino nutriva del suo umore il piacevole dire di ‘felicità’ di quei fini intellettuali.
Nei frantoi si estraeva l’olio d’oliva che a sua volta alimentava le loro idee sull’utilità sociale dell’agricoltura. L’otium era fatto di queste cose, soprattutto: e il tempo trascorso in campagna, tenendo lontano gli uomini dai ‘negozia’, più li avvicinava all’etica e consentiva loro anche di praticarla. E molto si discuteva di olive, delle loro varietà, delle tecniche colturali degli uliveti”.
A Villa Ravenna quell’atmosfera, quell’eleganza e quella joi de vivre sono nuovamente di casa.
Un invito alla bellezza da non mancare.

Scrivi un commento

L'e-mail non sarà pubblicata. I campi contrassegnati sono obbligatori. *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *