Renata Polverini e la gaffe che “polverizza” certa politica di Lucia Accoto

Bisogna raccontarle certe cose soprattutto quando qualcuno, gratuitamente, ci va pesante con gli insulti pensando di essere il Padreterno. Quel qualcuno, in questo caso, è una donna. Anzi, precisiamo: è una deputata del Pdl, Renata Polverini, che senza mezzi termini ed in modo chiaro offende la stragrande maggioranza degli italiani. Sue le parole: “i disoccupati italiani sono sfigati che aspettano i soldi”. Non esiste un obbligo di dire tutto e subito, ma solo l’obbligo di dire la verità. E questo dovere morale e civile ai politici, non solo manca, ma non piace. Neanche all’on Polverini. Esiste anche l’obbligo del rispetto. Forse Renata Polverini, ex presidente della Regione Lazio, ha dimenticato che molti di quei disoccupati l’hanno votata. E magari creduto in lei, nelle sue promesse, nei suoi impegni. E le hanno permesso di sedere tra gli scranni della Camera dei Deputati per darle prova della loro fiducia. Pensiamo che chi ha responsabilità istituzionale dovrebbe stare attendo due volte e ponderare bene le cose che afferma. Non sono ammessi pensieri vuoti, ma soprattutto censurabili perché costituiscono un’offesa ai milioni di persone, soprattutto giovani, che in Italia sono alla ricerca di un lavoro. E invece l’involuzione della politica ci ha abituato al nulla, alle offese, alla maleducazione. I politici tirano la corda, si attaccano fra di loro come se alla gente interessasse questo vacuo ed inconcludente teatrino, ma a cadere sono loro dinanzi alla propria arroganza. Non sanno cosa dire e quando poi decidono di farlo sbagliano pure. Ma chi abbiamo al Parlamento? Gente non all’altezza, senza arte, né parte, senza senso ed intelletto? Gente che non conosce cosa sia la disperazione, il sacrificio, la ricerca affannosa di in po’ di serenità? C’è un’Italia fatta di gente perbene, onesta, che non può essere offesa, tradita. Se questa gene potesse agire vorrebbe scegliere i politici da mandare in Parlamento. Sceglierli sulla base delle competenze, della trasparenza, dell’onestà, del percorso di vita e professionale. Invece sappiamo bene che abbiamo un sistema elettorale (e chissà quando e come verrà cambiato) che ci porta a votare i partiti e non gli uomini e le donne. E quel voto poi si distribuisce poi sulle liste elettorali. Ergo: gli eletti sono determinati dal numero dei voti attribuiti alla lista non al diritto-potere di ciascun elettore. E sappiamo che le nomenclature dei partiti congegnano le liste in modo tale da mettere “fedeli” e “ubbidienti” ai primi posti delle liste. L’Italia non ha bisogno di politici prepotenti, ignoranti ed incuranti del rispetto del Paese. La Polverini dovrebbe imparare a parlare, se ne ha il coraggio, con i familiari di quei disoccupati che si sono uccisi e non perché “sfigati”, ma umiliati nella persona, nella dignità da più governi che hanno portato Il Paese alla rovina. Dovrebbe andare, l’onorevole Polverini, dinanzi ai mercati, vicino ai cassonetti della spazzatura per vedere che la gente la spesa la fa selezionando i rifiuti non certo scegliendo scarpe di lusso su un’auto blu per giunta contromano in via del Corso. Renata Polverini non scivola solo sul congiuntivo sbagliato. “Spero che vi piace” scrisse battezzando la sua pagina Twitter. No, non ci piace on Polverini. Non ci piace il suo modo di parlare alla gente. Ma c’è da dire che ogni governo si è preso la briga di offendere. Come dimenticare l’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ed il suo epiteto “bamboccioni”, passando da Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, che con un’idea illuminante aveva pensato di fare una legge per far uscire di casa i ragazzi a 18 anni, per obbligarli a diventare indipendenti, finendo con l’ex ministro al Lavoro, Elsa Fornero, che chiama i giovani “choosy”. Lascio da parte gli insulti del leghista Calderoli. Troppa grazia questi politici nelle loro affermazioni. Basterebbe un lavoro per non essere nulla di tutto ciò che i politici di turno, a ruota, dicono. Basterebbe quel lavoro che non c’è, non c’era e pare che non ci sia quasi per nessuno grazie alla loro politica. Come la dovrei chiamare la loro politica, che tutto è, ma meno quella Del fare? Sfigata, incapace, improvvisata, personalizzata? Fate voi. Bisognerebbe prendere le misure dal marcio, dal male uscito da bocche troppo piene per capire la pancia vuota della gente. Quel male che fa rumore ogni volta che si dicono nefandezze perché irrobustisce galli e galline in una colata di crisi che soffoca uomini, veri.

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