Referendum: Gregorio Dell’Anna spiega le ragioni del Si

Il 4 dicembre voto SI perché:
1.Viene superato il bicameralismo paritario con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei Deputati e Governo
Il bicameralismo perfetto concepito nel dopoguerra, dopo vent’anni di dittatura,
come parte di un sistema che si cautelava dalla concentrazione dei poteri con una
serie di contrappesi, si è rivelato imperfetto, lento ed inefficiente: sono trent’anni
che tutti indistintamente , di ogni schieramento politico, parlano di riformare questo
bicameralismo.La riforma,oggetto del referendum, non è ovviamente perfetta, ma è
comunque un passo in avanti. Oltre alla trasformazione del Senato, che assume la
 funzione di rappresentanza delle autonomie locali e di raccordo tra Stato ed UE,
introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Non se ne
puo più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore e poco
 lungimirante che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre un modo
 per affossarle. Chi vota no, nella maggioranza dei casi, non intende votare contro
la riforma costituzionale, ma contro il Governo in carica o  confonde la riforma
costituzionale con la legge elettorale privando in questo modo il Paese di un
 tentativo di riforma. Molti  di coloro che guidano oggi il no sono in malafede
 essendo stati (quasi tutti) a favore delle modiche nelle votazioni tenute nei due
rami del Parlamento. Solo adesso, per opportunità politica, ritengono di poter
 cavalcare il dissenso portando a casa qualche vantaggio; sono tutti sconfitti
 rancorosi e professionisti consumati del no.Non va trascurato inoltre che i  padri
costituenti avevano previsto che la Costituzione si potesse modificare, con le
opportune garanzie. Le affannose dichiarazioni di questi giorni  “la Costituzione non
si tocca”  sono affermazioni vuote ed espressioni di un populismo fuori luogo.
2.La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001.
La riforma tipizza quelle materie, di particolare  rilevanza per il Paese, che meritano
una disciplina omogenea ed indifferenziata, che solo una legislazione statale può
permettere di conseguire e quelle proprie di competenza regionale. Per la prima
volta, non si assiste ad un aumento dei poteri del sistema regionale e locale,
bensì ad una loro razionalizzazione e riconduzione a dinamiche di governo
complessive del Paese. La soppressione della legislazione concorrente non è
prodromica tuttavia all’azzeramento delle competenze regionali ma punta
solamente a razionalizzare in un’ottica duale il riparto delle materie. Inoltre,
l’impianto autonomistico delineato dall’art. 5 della Costituzione non viene
messo in discussione perché la riforma pone le premesse per un regionalismo
collaborativo più maturo, di cui il nuovo Senato (Camera delle autonomie
territoriali) costituirà un tassello essenziale. Con la riforma, peraltro, non viene
meno il principio di sussidiarietà e dunque la dimensione di una
amministrazione più vicina al cittadino rimarrà uno dei principi ispiratori della
Costituzione.
3.I poteri normativi del Governo vengono riequilibrati.
Nell’articolo 77 della Costituzione sono stati introdotti una serie di più
stringenti limiti alla decretazione d’urgenza per evitare l’impiego elevato che si
è registrato nel corso degli ultimi anni e la garanzia di avere una risposta
parlamentare in tempi certi alle principali iniziative governative tramite il
riconoscimento di una corsia preferenziale e la fissazione di un periodo
massimo di settanta giorni entro cui il procedimento deve concludersi.
4.Il sistema delle garanzie viene significativamente potenziato.
Sono rilanciati gli istituti di democrazia diretta attraverso il rafforzamento
dell’iniziativa popolare delle leggi e il referendum abrogativo e con
l’introduzione, per la prima volta in Costituzione, di quello propositivo e
d’indirizzo,compreso anche il ricorso diretto alla Corte sulla legge elettorale.
5.Viene operata una decisa semplificazione istituzionale.
Si aboliscee il Cnel e si sopprime qualsiasi riferimento alle Province quali enti
costitutivi della Repubblica realizzando una significativa semplificazione della
macchina amministrativa.
  1. 6. Si realizza un contenimento significativo di alcuni costi della politica
 Si introduce un tetto all’indennità dei consiglieri regionali, parametrata a
quello dei sindaci delle città grandi, il divieto per i consigli regionali di
continuare a distribuire soldi ai gruppi consiliari, viene ridotta di 220 senatori
la rappresentanza parlamentare,si realizza la fusione degli uffici delle due
Camere e il ruolo unico del loro personale.
Il testo non è, né potrebbe essere, privo di difetti e discrasie. E’
 
necessario però essere  consapevoli che, in Italia come in ogni altro
 
ordinamento democratico,le riforme le fanno necessariamente i
 
rappresentanti del popolo nelle assemblee politiche, non comitati di
esperti.
 
Lungi dal tradire la Costituzione, si tratta di attuarla meglio, per dare
 
risposte valide alle sfide di una competizione europea e globale che
 
richiede istituzioni più efficaci, più semplici, più stabili.
 
La grande ed appassionata discussione nazionale che si sta tenendo al
 
centro e nelle periferie in queste settimane e che continuerà fino alla
 
vigilia della consultazione referendaria darà ai cittadini di conoscere
 
meglio le modifiche costituzionali che si vogliono introdurre e della loro
 
utilità per realizzare un governo migliore del Paese.
Nel progetto di riforma non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che
 
serve, e non da oggi.
 
Il SI potrà garantire meglio di qualsiasi altra scelta tutto questo.
 
Rino Dell’Anna
 

Scrivi un commento

L'e-mail non sarà pubblicata. I campi contrassegnati sono obbligatori. *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *