Quell’uomo stanco, ma combattivo e quella signora “choosy” offensiva di Lucia Accoto

E’ arrivata una mattina, insieme a tutte le altre mail. E’ arrivata al mio indirizzo di posta elettronica privata. Una lettera, con oggetto “importante”. A scriverla un uomo distrutto, fiaccato, stretto dalla morsa della crisi. Quella che tutti conoscono, che tutti combattono, ma che quasi nessuno riesce a vincere. La stessa crisi che molti vivono e che pochi allontanano. Una lettera, anzi uno sfogo, senza fronzoli, imbastita solo di realtà quotidiana. Chi la scrive mi chiede di dare voce a chi non ha più fiato perchè, oggi, non ha neanche un nome, confuso tra i tanti di una stessa sorte crudele. Una storia, comune a molte altre, perchè non bisogna scivolare nel silenzio. Perchè parlarne non è mai abbastanza. Già. Le parole quando non sono sostenute da un potere reale, quello della verità, difficilmente sembrano autentiche. Ho letto e riletto la mail. Ho sbrogliato la lettera nelle frasi. C’erano preoccupazione, sofferenza, ma anche la volontà di stringere i denti. Il teorema del lavoro che non c’è appare una congiura contro gente che ha faticato una vita, che oggi ha perso tutto, contro chi si appresta per la prima volta a spaccarsi la schiena nel mondo di quell’occupazione fantasma, insomma contro tutti. Soprattutto contro chi non ha santi in paradiso, amici di amici importanti per avere, forse, una fiala di speranza dietro cortesia da ricambiare. Non esiste nessuno stile felpato per raccontare come la realtà sia cruda. Genitori che non possono mandare i figli a scuola, e non dico all’università, che hanno dovuto accantonare l’auto, privarsi di tutto per pagare bollette, fatture, mutuo, affitto, tasse. Padri di famiglia che a tavola, per pranzo, presentano un piatto unico e che il più delle volte saltano la cena perchè frigo e dispensa vuoti. La pressione fiscale schiaccia i polmoni, oltre il cuore dell’economia italiana. Anni di lavoro per non averlo più, anni bui per chi non l’ha mai avuto. Oltre al danno non ci viene risparmiata neanche la beffa morale a sentire la signora “choosy”, Elsa Fornero, ex Ministro del lavoro del governo Monti, quando senza giri di parole dice che gli italiani sono poco produttivi e troppo costosi. Lei cosa avrebbe fatto per sanare i debiti? È stata improduttiva anche l’ex Ministro Fornero? Certo, per la signora “choosy” è facile sparare sulla croce rossa, sulla pelle della gente che, sino a prova contraria, mantiene un Paese agonizzante. Ma forse la Fornero pensa a tutt’altro, pensa che le soluzioni si costruiscano eslusivamente a tavolino. Forse ignora che dietro i volti, ci sono vite, storie, drammi, quindi per questo è distratta dalla realtà. Eppure gli italiani non si sentono sconfitti, neanche dall’offese gratuite di un ex Ministro, neanche se i conti che si presentano sono salati e le spese più dei conti stessi. La gente è stanca, esasperata, come l’uomo che mi scrive con garbo. Occorre che qualcuno si alzi dai posti che gli elettori gli hanno assegnato, si guardi allo specchio, e dignitosamente sappia cosa fare per tutti. Quel fare però deve essere accompagnato da un’azione concreta. Da un’azione salva lacrime, di sangue ne è stato versato troppo. E le loro parole non servono più, come le mie potrebbero sembrare superflue. Perché il termometro segna ormai da tempo una situazione febbrile che rischia di spaccarsi.

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