Quelle “maglie” che stringono le sorti di due marinai italiani in Gambia di Lucia Accoto

C’è sempre un inizio. La cronaca del prima: l’alfabeto degli sguardi che racconta di apprensione, paura. E c’è poi il vuoto: il silenzio che si attacca come una seconda pelle. E rischiano davvero la pelle, la vita, i due pescatori italiani, Sandro De Simone e Massimo Liberati, arrestati da circa una settimana e ora in un carcere di Banjul dopo essere stati sequestrati da militari armati del Gambia per dieci giorni a bordo del peschereccio. Tutto perché una rete avrebbe presentato maglie irregolari. Pensate: si parla si 68 millimetri di larghezza invece di 72. Questo è l’inizio della storia e di quel sottilissimo crinale che rende inspiegabile ed incredibile allo stesso tempo il perché di ciò che risulta pericolosamente pazzesco. Indigesto. Abbiamo digerito per anni quintali di parole sul senso dello Stato. Torniamo alla “letteratura dei fatti” come diceva Sciascia. Vogliamo i fatti. Vogliamo i nostri connazionali a casa, sani e salvi, perché è necessario modificare le cose e non solo descriverle o raccontarle. Non è tollerabile il silenzio e neanche il disinteresse in giacca e cravatta di chi deve trovare soluzioni concrete per aiutare il comandante della nave, Sandro De Simone, di Teramo, ed il direttore di macchina, Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto, a tornare in Italia. Non è sufficiente, anzi è del tutto deplorevole, per lo Stato compiere giochi di prestigio quando a pagare sono due vite umane. E facciamo pure i conti per bene sommando anche la sorte dei marò. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone la cui vicenda non si è ancora chiusa. Occorre quindi sollevare la testa e rimboccarsi le maniche, una buona volta per tutte. È scandaloso l’arresto dei marinai che ora si trovano in due bracci diversi del carcere. Sono isolati, privati di tutto. Dal giorno dell’arresto sono senza cibo, senza acqua, senza servizi igienici. Non hanno avuto neanche la possibilità di parlare con le loro famiglie in Italia. “Non sono in buone condizioni né fisiche, né mentali” dichiara il console onorario in Gambia. Le norme, evidentemente, si congegnano su “misura” e quattro millimetri in meno portano in galera. La rete usata dai pescatori italiani era in disuso. Era, insomma, una rete vecchia e De Simone e Liberati non sono stati fermati perché pescavano con quella rete “ristretta”. Le maglie di una rete, di plastica o sintetica, esposte al sole o alla pioggia, naturalmente ed inevitabilmente si restringono. In questa brutta storia manca ancora il dopo. Quel dopo che non si deve scrivere nell’acqua.
9 marzo  2015

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