La “voce” spezzata che dura in un inchiostro. Lara Carrozzo ed il suo epigramma per ricordare la poetessa Claudia Ruggeri di Grazia Pia Licheri

Le parole ed i suoni, l’essenza e la musicalità. Ma anche il tormento, la passione, la rabbia, la sofferenza. Una sola parola, vita. E la poesia è vita. La salentina, Lara Carrozzo, che ha all’attivo la pubblicazione di due sillogi poetiche, Più luce e Più suono, torna a parlare di poesia, in particolare del rapporto tra sensibilità e visione positiva della vita. E lo fa dedicando un epigramma alla poetessa Claudia Ruggeri, anche lei del Salento, che ha invece tragicamente posto fine alla sua esistenza con il suicidio, nemmeno trentenne. È stata presentata, nei giorni scorsi, in anteprima nazionale a Napoli, la seconda raccolta di poesie inedite della Ruggeri, “Canto senza voce”. 
E quello di Claudia è realmente un eloquente canto muto, il garrito di una rondine libratasi nel cielo, sinuosa e precisa, che sa toccare il cuore senza mai sfiorarti un lembo di pelle. E lei, equilibrista sul sottile confine tra vita e poesia, ha spiccato, prematuramente, il suo “folle volo”, in quel lontano 1996. Un volo che lei stessa ha deciso, che le ha tolto il respiro. A noi, invece, una profetessa privilegiata del dolce “miele” delle Muse. Perché lei non scriveva poesie: le viveva, in ogni virgola, in ogni termine ricercato, in ogni significato aperto sull’infinito. Le sue liriche, auliche e criptate hanno, oggi più di ieri, il sapore d’altri tempi, il retrogusto dei grandi poeti della letteratura italiana che prendeva come punto di riferimento. Ma ciò che più colpisce è la musicalità dei versi, il cui miglior emblema è l’interpretazione con cui la stessa autrice mostrava al pubblico le creature partorite dalla sua penna. Più che lettura era una recitazione, una vera e propria immedesimazione, sulla scia del conterraneo Carmelo Bene. 
Su questa sonorità e maturità dei componimenti pone l’accento Lara Carrozzo, che ammira lo “stile elevatissimo” mutuato “da scrittori grandissimi”. “Credo si debba rivalutare questa scrittrice alla luce di quello che riusciva a comunicare tramite i versi, con uno stile teatrale che corrispondeva perfettamente alla scrittura – spiega la Carrozzo -. Io ho dedicato Più suono al valore interpretativo della poesia e Claudia è un’attuazione di quello che penso dei componimenti poetici, che non devono essere solo scritti ma anche interpretati. Anche lei ha amato molto Carmelo Bene, infatti”. 
Da qui nasce dunque il suo epigramma inedito, Post Mortem Claudia Ruggeri: Chi partorisce dalle ceneri silenzio/ s’ingombra di nascenti schiume…/folgorandosi nel folto ghermire/ le pareti sperse del perduto. 
È un epigramma dedicato alla poetessa scomparsa, ma che allo stesso si rapporta alla realtà di oggi. “Chi riesce ad essere fecondo pur non essendo presente e non potendo parlare, viene raccontato dagli altri, e non a caso sono stati pubblicati i suoi inediti in Inferno minore e adesso con Canto senza voce”, racconta la Carrozzo. “Nascenti schiume sono le nascenti parole su di lei, e nonostante tutto continua a folgorarsi non riuscendo ad afferrare quelle pareti della vita”, le pareti che le sono scivolate dalle mani al momento del “folle volo” citato da Desiati. “Il valore che le attribuisco deriva dal ritmo meraviglioso, dal suo modo di sentirsi missionari della poesia, dai simboli molto forti che utilizzava. Lei era poesia allo stato vero, poetessa nata, certamente con una veste gotica e noir”.
Per Lara Carrozzo questo breve componimento esprime quello che Claudia Ruggeri sarebbe potuta diventare, quello che non ha avuto il tempo, il modo, il coraggio di vedere e vivere: “Non è l’unica poetessa del Salento, ma credo che lei sia una unicità nel nostro panorama letterario”.
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