Nardò, Rino Dell’Anna: E’ scandaloso smaltire le acque reflue nelle acque dell’ A.M.P.

L’AQP, pur consapevole che le nuove e sofisticate tecnologie di cui l’industria dispone  consentono  di riciclare i reflui  trasformandoli in nuovi materiali fino al punto da diventare importanti risorse per il territorio, ha difeso,senza indietreggiare di un passo, il suo scellerato progetto di smaltimento delle acque reflue di Nardò e Porto Cesareo. Lascia sconcertati che  la  Regione Puglia e gli Enti Locali interessati non si siano preoccupati di entrare  nel merito della proposta progettuale ed abbiano accettato supinamente  quanto deciso dall’AQP: un progetto che  oltre ad essere antiquato e  avulso dal contesto territoriale e paesaggistico dei luoghi interessati provoca un forte impatto ambientale su tutta l’area marina interessata.

Il decreto 12 giugno2003, n. 185 “ Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell’articolo26, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152(GU n. 169 del 23 luglio 2003)” afferma che: “Le acque reflue recuperate dopo la fase di depurazione possono essere riusate per l’irrigazione o per alcuni usi civili e industriali, secondo modalità e caratteristiche di qualità stabilite dalle normative nazionali  e regionali a tutela della salute pubblica e del buon uso di una risorsa ambientale così preziosa.”

Il decreto 185/2003  che mi ha visto direttamente  impegnato nel corso del suo iter parlamentare quale  componente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati disciplina  il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane e industriali attraverso la regolamentazione delle destinazioni d’uso e dei relativi requisiti di qualità. Il riutilizzo deve avvenire in condizioni di sicurezza ambientale,evitando alterazioni agli ecosistemi,al suolo e alle colture,nonché rischi igienico-sanitari perla popolazione esposta, e comunque nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di sanità e sicurezza nonché delle regole di buona prassi industriale e agricola.

Ai fini del corretto inquadramento delle problematiche connesse al riutilizzo diretto delle acque reflue occorre avere a riferimento i seguenti presupposti:

  1. a) il riutilizzo deve essere inteso come l’impiego di acqua reflua recuperata di determinata qualità per specifica destinazione d’uso,per mezzo di una rete di distribuzione,in parziale o totale sostituzione di acqua superficiale o sotterranea;
  2. b) il recupero deve intendersi come l’operazione di riqualificazione di un’acqua reflua,mediante adeguato trattamento depurativo, al fine di renderla adatta alla distribuzione per specifici riutilizzi.

Le destinazioni d’uso ammissibili delle acque reflue recuperate sono:

  • irriguo: per l’irrigazione di colture destinate sia alla produzione di alimenti per il consumo umano e animale sia a fini non alimentari,nonché per l’irrigazione di aree destinate al verde o ad attività ricreative o sportive;
  • civile: per il lavaggio delle strade nei centri urbani; per l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento o raffreddamento; per l’alimentazione di reti duali di adduzione, separate da quelle delle acque potabili, con esclusione dell’utilizzazione diretta di tale acqua negli edifici a uso civile, a eccezione degli impianti di scarico nei servizi igienici
  • industriale: come acqua antincendio,di processo, di lavaggio e per i cicli termici dei processi industriali, con l’esclusione degli usi che comportano un contatto tra le acque reflue recuperate e gli alimenti o i prodotti farmaceutici e cosmetici.

Riguardo ai requisiti di qualità per il riutilizzo o irriguo o civile il decreto prevede che le acque reflue recuperate debbano essere conformi a specifiche  valori limite dei para-metri chimico-fisici e microbiologici riportati nella tabella allegata al decreto medesimo. In caso di riutilizzo industriale, le parti interessate dovranno concordare limiti specifici in relazione alle esigenze dei cicli produttivi nei quali avviene il riutilizzo.

Perché tanta ostinazione ? Eppure le risorse e le tecnologie non mancano.

Se con uno scatto di umiltà e ragionevolezza l’AQP si dichiarasse disponibile a modificare il progetto presentato e realizzasse un impianto di depurazione di nuova generazione con  tecnologia ad “ultrafiltrazione a membrane”,sistema altamente innovativo, già utilizzato nel nuovo impianto costruito a Rimini, risolverebbero non solo  i problemi di Nardò e Porto Cesareo ma anche quelli di Gallipoli ed altri piccoli comuni vicini.

La Regione Puglia  ed i comuni di Nardò e Porto Cesareo hanno ancora tutti gli strumenti per chiedere all’AQP di rivedere le sue determinazioni,si tratta solo di volerlo.

 

Rino Dell’Anna

7 ottobre 2015

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