Nardó. Marcello Risi sulle vicende di Masseria Boncuri alla riunione cittadina di Articolo1 del 3 agosto 2017

Di Marcello Risi

La vicenda della Masseria Boncuri e della falsa accoglienza dei lavoratori migranti offre la triste cifra del bassissimo livello e del cinismo dell’attuale amministrazione comunale.

L’approccio con le sofferenze non è quello di chi intende adoperarsi per ridurle. Viceversa, ogni post suona falso e sprezzantemente demagogico. L’azione politica di Mellone è giorno dopo giorno ispirata da insopportabile cinismo. Ogni occasione sembra buona per confondere, per raccontare falsità, per nascondere la verità.

A Boncuri siamo tornati indietro di sei anni. Le associazioni di volontariato denunciano una realtà inquietante. Un dato vale per tutti: ci sono quindici bagni chimici per circa quattrocento persone. E vengono puliti ogni dieci giorni. E’ un vero miracolo che non si sia di fronte ad una emergenza sanitaria.

Dietro questo, dietro l’assenza di ogni controllo, dietro il disinteresse più feroce ci sono la mano del sindaco Mellone e il timbro della sua giunta. In queste contraddizioni, in questo terreno di sofferenze, in questa brodaglia di illegalità la giunta ci sta dentro fino al collo.

E lo dimostra il silenzio di tutti gli assessori sulla triste vicenda di questi giorni. Tutti zitti. Tutti non pervenuti. E quando è stato rotto il silenzio che ha sommerso di vergogna l’intero schieramento di centrodestra è stato per comunicare all’universo che nessuno di loro lascerà mai la poltrona. Il resto per loro non conta.

Nessuno ha mai pensato di dimettersi. Neppure l’assessore legato da uno strettissimo rapporto di parentela all’imprenditore denunciato per sfruttamento dei lavoratori extracomunitari reclutati a Boncuri.

Fra i princìpi fondamentali della sinistra liberale (e per la verità di tutti gli ordinamenti liberali e democratici, indipendentemente dal colore del governo) vi è il principio della presunzione di innocenza: un imputato (o un indagato) è considerato innocente fino a quando non se ne accerti la colpevolezza con una sentenza passata in giudicato.

Questo principio vale per tutti: per l’imprenditore denunciato e anche per il cittadino della Guinea arrestato con gravissime accuse, poi scarcerato su decisione del giudice per le indagini preliminari (il quale ha convalidato l’arresto, ma ha ritenuto che non vi fossero i presupposti di legge per la custodia cautelare).

Nessun rilievo di responsabilità penale riteniamo possa naturalmente muoversi, neppure in astratto, nei confronti di famigliari non coinvolti.

Ma il processo terminerà, probabilmente, fra sei-sette anni. E nel frattempo, i cittadini di Nardò hanno il diritto di sapere cosa accade alla Masseria Boncuri, che era stata destinata a residenza per sedici richiedenti asilo ed è stata trasformata dalla giunta Mellone in un luogo pericoloso nel quale vengono allegramente ospitati, accanto a tanti lavoratori onesti e disperati, anche delinquenti e feroci caporali (a spese della collettività).

Quanto emerso dalle indagini dei carabinieri offre un quadro poco tranquillizzante. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa vi accade.

Il sindaco Mellone e i suoi assessori possono anche non dimettersi: ma di sicuro non possono nascondersi, abbandonando i cittadini alle incertezze e alle inquietudini e esponendo i lavoratori migranti al rischio concreto di sfruttamento, in un quadro di relazioni fra imprenditori e amministratori a dir poco opaco. Certamente da questa vicenda la giunta esce pesantemente privata di autorevolezza e credibilità.

Poniamo a Mellone e ai suoi assessori delle domande precise:

1. Perché si è deciso di passare dal campo protetto e controllato di Arene-Serrazze, con il presidio fisso della Polizia Municipale e della vigilanza privata armata, al campo di Boncuri eliminando ogni regola?

2. In giunta sono davvero tutti convinti che la lotta allo sfruttamento del lavoro in agricoltura rappresenti un principio irrinunciabile di civiltà?

3. Perché il comune non ha chiesto che le forze dell’ordine svolgessero attività di presidio e di controllo?

4. Perché si consente ai caporali di entrare indisturbati nel campo e reclutare manodopera in nero?

5. Quali decisioni la giunta ha adottato una volta appreso degli sviluppi dell’indagine dei carabinieri, indagine opportunamente svoltasi senza informare sindaco e assessori?

A queste domande non ci sarà risposta.

Ma sta proprio in questo vergognoso silenzio, rotto solo dal singhiozzo del sindaco che comunica che nessuno lascerà la poltrona, lo squallore di un’amministrazione senza spina dorsale e senza futuro. Quando il volume della propaganda si abbassa, riappare una realtà sempre più colpita da gravi emergenze.

E’ una emergenza il continuo diffondersi di fenomeni di illegalità, che squarciano il tessuto della nostra comunità e la segnano con cicatrici che resteranno a lungo.

E’ una emergenza il profilo di una imbarazzante rozzezza istituzionale. Non basta urlare cafonaggini per nascondere i propri limiti.

 

Boncuri non è un caso isolato. E’ una delle tante tessere del mosaico di fallimenti di Mellone. La città di Nardò sta pagando un conto troppo salato.

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