Carissimi fratelli e sorelle di questa amata diocesi di Nardò-Gallipoli,
ho voluto iniziare questo messaggio per le prossime festività pasquali con le parole pronunciate da un detenuto ad un suo compagno terrorizzato dalla prospettiva di dover partire per un campo di lavori forzati nella Russia del secolo scorso. La paura della morte ci attanaglia il cuore, specialmente in questo preciso momento storico. Ci sentiamo angosciati, braccati dalla precarietà delle futili certezze che ci vorrebbe spacciare “il mondo”.  Nella vita di ciascuno di noi si affacciano sentimenti di sfiducia e di paura, di incertezza e di scoraggiamento che ci frenano, ci bloccano e ci impediscono di camminare serenamente verso la nostra piena felicità. Penso a tutti i giovani che si sforzano di realizzare i propri sogni, penso alle famiglie divise dal rancore e dalle liti, penso alle tante persone in cerca di lavoro e ai tanti ammalati ed anziani affaticati dalla solitudine. Penso alle vittime dell’odio cieco e pervertito di fantomatici adoratori del Dio unico, alle famiglie di chi ha perso qualcuno a causa della mostruosità di una fede ideologizzata, distorta, corrotta e che finge di non sapere che il primo appellativo col quale, loro e noi, ci rivolgiamo all’unico Dio è “Misericordioso”. Penso alla “via crucis” che ogni istante vivono i profughi, gli esuli, i popoli interi che fuggono dal “male” della guerra e dell’odio o dalla fame. A tutti loro si rivolge l’esortazione di questo prigioniero russo: «Non disperate! Là Cristo è vicino».
Il Signore Gesù sale a Gerusalemme per vivere la sua Pasqua, viene accolto con entusiasmo su un semplice puledro dalle folle osannanti che impugnano rami di palma e di ulivo, vive i sacri riti con i suoi discepoli e si incammina, solo, sul Golgota sotto il pesante legno della croce. Anche Gesù ha sperimentato la sofferenza e il dolore, anche Gesù ha sperimentato il tradimento da parte dei suoi più cari amici, anche Gesù ha sperimentato il peso della solitudine e dell’abbandono. Nulla di ciò che è umano è estraneo al Figlio di Dio. Sulla sua croce Cristo ha portato tutti i peccati dell’umanità e tutte le angosce degli uomini di ieri, di oggi, di sempre. Gesù, che nell’orto degli Ulivi ha pregato perché si compisse la divina volontà, affida la sua esistenza alle mani del Padre, quelle stesse mani che il terzo giorno l’hanno risuscitato. Il Signore ci insegna a non perdere la speranza, perché la nostra vita è sotto lo sguardo premuroso di Dio.
Il Cristo Risorto spezza le catene della morte e del peccato e ci rivela il volto misericordioso del Padre, che parla agli uomini come ad amici. Secondo la tradizione antica il Signore Gesù dopo la sua morte discende negli abissi della terra per liberare i progenitori, i patriarchi e i profeti e condurli nel paradiso. Cristo non ha riscattato soltanto i figli della antica alleanza, Egli ha riscattato anche noi. Ciascuno di noi è stato strappato dal dominio del male ed è stato elevato alla dignità di figlio di Dio. Cristo con la sua risurrezione viene a portare luce nella nostra esistenza, viene a medicare le ferite della nostra anima e ad asciugare le lacrime dei nostri volti. «Sono risorto e sono sempre con te», così canta la Chiesa il mattino di Pasqua. Il Signore è davvero risorto! Questa è la nostra grande consolazione: Gesù è con noi, non ci lascia soli, ci chiama, ci invita a lasciarci visitare da Lui, ad accogliere la novità del suo Vangelo, a comunicare agli altri che la morte e la tristezza non sono le ultime parole della nostra vita. Il Signore risorto ci viene incontro con i segni dei chiodi, con le sue ferite che sono porte della misericordia per ciascuno di noi.
Come sarebbe bello, in questo Giubileo della Misericordia, se tutti ci impegnassimo concretamente per annunciare con la vita la gioia della Risurrezione. Sicuramente conosciamo tanta gente sola, abbandonata, sfiduciata,dimenticata. La Pasqua del Signore è l’occasione per visitare queste persone e portare loro la Buona Notizia che Gesù non li ha dimenticati, ma che li ha salvati ed è sempre al loro fianco. L’augurio più sincero che posso rivolgervi è che ciascuno, celebrando la Pasqua, possa davvero vivere l’incontro con Cristo, lasciandosi trasformare da Lui. Vi auguro di poter esprimere nella vita di tutti i giorni la dolcezza del mistero che celebriamo nella Liturgia, affinché, grazie alla vostra gioiosa testimonianza, tutti gli uomini e le donne del nostro tempo possano riconoscere che Dio è la fonte della vera felicità.
Lasciamoci provocare da Gesù che ci chiama a servire. Lasciamoci conquistare dal Crocifisso Risorto che ci insegna ad amare fino a dare la nostra vita, che insieme a Lui non finisce e non tramonta. Di cuore vi benedico. Vostro fratello in Cristo e padre nella fede,
Nardò, Pasqua del Signore 2016
+ Fernando Filograna
Vescovo
27 marzo 2016