M5S PUGLIA: PIANO DI RIORDINO SANITARIO, ANALISI E INIZIATIVE SUL TERRITORIO

UN PIANO DI RIORDINO CHE NON ANDAVA FIRMATO
“Questo era un piano che Emiliano non avrebbe mai dovuto firmare. Avrebbe piuttosto potuto salvare la sanità pugliese impugnando il DM 70, relativamente al blocco assunzionale impostoci nel 2004, davanti alla Corte Costituzionale.” questa la prima dura accusa dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle che proseguono: “Dopo le nostre pressioni lo abbiamo visto fare ricorso contro le Trivellazioni e contro la “Buona Scuola”, verrebbe da chiedersi perché in questo caso abbia preferito piegarsi alle decisioni governative, piuttosto che tutelare gli interessi dei pugliesi. Pur volendo evitare il temuto commissariamento si sarebbe potuto presentare il piano e ricorrere subito dopo alla Corte costituzionale. La stessa firma infatti di Emiliano sul piano di riparto del fondo sanitario nazionale risulta assolutamente incomprensibile: si pensi che se solo un presidente non avesse firmato il piano di riparto oggi la Puglia avrebbe intascato 220 milioni, perché sarebbero rimasti i criteri dello scorso e non saremmo stati costretti a pagare la mobilità passiva. Purtroppo il triste sospetto è che se da un lato Emiliano ha presentato un piano non perfettamente aderente al DM 70 dal momento che una bocciatura dello stesso da parte del Governo centrale gli fornirebbe una nuova arma contro Renzi e dall’altro che non si sia opposto alla sottoscrizione dei costi standard, che di fatto hanno escluso l’anzianità media e il costo del personale (parametri per noi vitali), per assecondare le volontà di alcuni presidenti delle regioni settentrionali primo tra tutti il presidente della Toscana Enrico Rossi, nemico giurato dello stesso Renzi e prezioso alleato nella prossima tornata elettorale. Insomma il timore è che anche in questo caso la Puglia ed i pugliesi abbiano pagato l’arrivismo politico del nostro presidente di Regione. Con un Piano del genere il governatore non fa altro che continuare sulla strada disastrosa del governo Vendola, ma affossando la sanità pubblica si finisce per favorire quella privata il che significa che alla fine solo chi avrà più soldi potrà curarsi: qualcosa di inaccettabile che dobbiamo contrastare a tutti i costi.”

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UN PIANO DI RIORDINO CONCEPITO SU BASI ERRATE
Ma i consiglieri 5 stelle incalzano: parlando di “un piano che non solo non andava firmato ma che è stato anche concepito male. La prima obiezione dei pentastellati è che si è trattato di un piano di riordino progettato sulla base di dati finanziari e non sulla domanda di salute del territorio (dati epidemiologici, peraltro mai forniti al Consiglio regionale). “Quando il presidente Emiliano afferma che “non ci sono strutture che chiudono, ma ci sono strutture che vengono riconvertite.” quello che gli non ci dice è come verranno riconvertite. In base a quale calcolo di fabbisogno? Così come quando dice che “i servizi non peggioreranno”, ci chiediamo con quale coraggio riesca ad affermare una cosa del genere nel momento in cui sta depotenziando e chiudendo delle strutture senza al contempo potenziare la rete territoriale” ed è proprio questa la seconda obiezione mossa al piano di riordino di Emiliano dai consiglieri del Movimento 5 Stelle: è un piano di riordino che a fronte di numerose chiusure non prevede il potenziamento dell’assistenza territoriale: “Emiliano parla di “concentrare per aumentare
l’efficienza” ma la verità è che concentrare, ovvero chiudere degli ospedali, senza al contempo potenziare l’assistenza territoriale crea delle aree vuote. Una cosa inaccettabile quando si parla di salute dal momento che spesso in casi di emergenza la differenza tra la vita e la morte per una persona è direttamente causata dalla distanza dal primo punto di assistenza. La verità che anche in questo caso Emiliano non dice è che è stato costretto a concentrare il personale in meno strutture per la necessità di venire incontro alle normative europee sugli orari di lavoro dei medici e sul turn over, ed è proprio per l’abolizione di quest’ultimo che avremmo combattesse e per il quale ha fatto poco e niente”.
I consiglieri 5 stelle ricordano infatti come la Puglia paghi ancora lo scotto della legge Tremonti che fotografò la sanità pugliese nel lontano 2004, decurtata negli anni di un ulteriore 1.4%, in uno dei momenti più bui “e ad oggi, nonostante la Puglia abbia una popolazione superiore a quella della Toscana e pari a quella dell’Emilia Romagna, ha diritto a molti meno fondi e può contare su un numero di operatori sanitari tra medici e infermieri ben più basso”.
I dati sembrano infatti dare ragione ai consiglieri pentastellati, nel 2012 infatti il Ministero della Salute comunicava questi numeri, e sappiamo che le quiescenze a cui il piano di rientro ci ha obbligato durante i 5 anni di piano di rientro hanno addirittura aumentato questo gap:
MEDICI E ODONTOIATRI PERSONALE INFERMIERISTICO
POPOLAZIONE EMILIA ROMAGNA 8542 24721
4,451 milioni TOSCANA 8121 21461
3,753 milioni PUGLIA 6222 15280
4,087 milioni
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“Le cose che non vanno sono tante – proseguono i cinquestelle – e le stiamo approfondendo in questi giorni, ma a titolo esemplificato facciamo notare come secondo lo stesso DM 70/15, il bacino d’utenza regionale per le pediatrie possa prevedere da un minimo di 13 U.O. (1 ogni 300 mila abitanti) ad un massimo di 27 (1 ogni 150 mila ab.). Considerato che il bacino dei 5 comuni del nord-barese (Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta e Giovinazzo) ammonta a 180.000 abitanti, perché non prevedere una pediatria in più nella ASL Bari? Non sarebbe stata certo follia. L’utenza nord-barese pediatrica di Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta e Giovinazzo è pari a oltre 25.000 bambini. Dove li mandiamo? Tutti al S. Paolo o in mobilità interaziendale a Bisceglie? Inoltre, la stessa area del nord-barese risulta scoperta di cardiologie che sono tutte concentrate tra Bari e sud barese. Sono infatti sette le emodinamiche nella solo Bari, manco a dirlo tutte private oltre al Policlinico: era così complicato allocare una delle 4 emodinamiche (di cui una senza l’operatività h24) del Policlinico nell’entroterra murgiano? L’ospedale della Murgia ha i locali pronti per accoglierla, è l’ospedale più nuovo di Puglia e seppur premiato dal piano (sarebbe stato da denuncia il contrario) non offre ancora abbastanza ai circa 200 mila abitanti che gli gravitano intorno. Hanno o non hanno il diritto di salvarsi da un infarto? La sanità privata e i baroni continuano a dettare legge, per mantenere prestigio e prebende a danno della collettività: è per voi questa una equa distribuzione dell’assistenza? Ma anche la richiesta di salute della Provincia di Taranto è rimasta inascoltata. Tra carenza di personale e con il più basso rapporto di popolazione/posti letto dobbiamo restare in attesa che si costruisca il “discusso” San Cataldo, con il rischio che il SS. Annunziata non riesca a sostenere il dirottamento degli utenti dell’Ospedale di Grottaglie.”
LA PROPOSTA M5S: IL FORUM DELLA SALUTE
“Se sul piano di riordino sarà possibile intervenire in minima parte, c’è ancora tanto da progettare per il futuro della sanità pugliese: come riconvertire gli ospedali che Emiliano sta chiudendo,
come dovrà essere progettata la rete di assistenza territoriale, come dovranno essere ripartite le risorse sul territorio. Noi del Movimento 5 Stelle vogliamo pertanto, come abbiamo già fatto per tutta la campagna elettorale e come abbiamo già fatto quando si è dovuta affrontare la problematica della Xylella, restituire la parola agli esperti del settore riaprendo quella porta che Emiliano gli ha chiuso in faccia non condividendo questo piano di riordino con nessuno. Annunciamo pertanto che organizzeremo nelle prossime settimane un “Forum della Salute” alla quale inviteremo medici, infermieri, associazioni di categoria, sindacati e tutti gli addetti ai lavori che vorranno aiutarci a progettare le proposte da portare in Consiglio per cercare di salvare la sanità pugliese e quindi preservare la salute dei nostri concittadini.”
M5S Puglia
8 marzo 2016

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