L’OSSERVATORIO sulla Città di Nardò, punta sulla cultura giovanile. Ecco come.

Quella in allegato è l’immagine-collage delle foto di alcune viste riprese dalle finestre del “piano ammezzato” dell’edificio dell’ex Pretura in piazza Salandra a Nardò. La lungimiranza dell’Osservatorio sulla città, è confermata dalla pubblicazione delle centinaia di articoli, molto prima che i nodi gordiani, arrivassero al pettine, determinando così l’evidente indifferenza e  inerzia della macchina gestionale di un paese che, in fin dei conti, ha sempre mostrato le sue molteplici peculiarità, ma nessuno si è preso la briga, colpevolmente, di svilupparle.
Comunque la storia, nei suoi tempi e nei suoi modi, giudicherà il degrado sociale civile e urbano provocato dall’ignavia assolutamente dequalificante, capace di deregolamentare norme e leggi, utili ad un bellissimo paese come il nostro. Ma veniamo ad oggi.
La “riconversione” è la proprietà di cambiare destinazione d’uso, a quei contenitori edilizi, a seconda della funzione che devono svolgere, in periodi diversi, rispondendo ai bisogni alternativi, per migliorare l’esistenza dei cittadini. Sulla base di questo assunto, ritengo che sia  giusto destinare tutto il piano ammezzato a spazi per lo studio e il futuro occupazionale dei giovani di Nardò e non solo. Spiego meglio. Tempo fa mi permisi di introdurre un discorso (naturalmente che nessuno ascoltò) concreto per la rivalutazione di questa parte del centro storico. Infatti, l’articolo riportato poi, sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 08/01/2010 pag. X, titolava “L’Osservatorio sulla città, lancia un progetto per il borgo: L’ex municipio sia trasformato in incubatore culturale”.  Vedete, (la storia di questi giorni insegna) è importante lanciare dei messaggi in cui siano chiari i sacrifici corrispondenti ad aumentare i vantaggi, quindi chiare devono essere le direttive che la città dovrà prendere per il futuro.
Quel contenitore (solo il piano ammezzato) dovrebbe assolutamente essere ri-convertito in un luogo di moltiplicazione delle potenzialità lavorative e un amplificatore dello sviluppo sociale. Facili parole, ma in che modo? Immaginate un po’ se all’interno si organizzassero (previa intercettazione di finanziamenti europei) dei corsi serali o giornalieri di prima informatizzazione, di grafica, giornalismo, lingue straniere o corsi per guide turistiche o per guardie ambientali, per la teoria dei corsi del vicino teatro, ecc… Tutto ciò sarebbe utilissimo per la città, in quanto, i ragazzi, popolerebbero il centro storico proprio nel suo cuore pulsante, dalla mattina presto fino a sera tardi. Le diverse rastrelliere, magari, posizionate nei pressi dell’edificio, sarebbero sempre colme di biciclette. Altro fattore non secondario sarebbe quello che, la presenza di tanti giovani, sempre nuovi e in orari diversi, porterebbero valore aggiunto già nello stesso centro di Nardò e aumenterebbe il guadagno per il commercio interno alle mura; di bar, caffetterie, cioccolaterie, rosticcerie, piccole mense, tabacchi, negozi dell’artigianato ecc… Vi sembra poco ?
Conosco la direttiva che vede quella sede, ora, rivalutata come luogo di rappresentanza. Certo rispolverare i simboli di questa città sarebbe veramente opportuno e salutare per il bene comune, ma non sarebbe anche un simbolo di Nardò, la formazione dei propri giovani, magari  potenziarne lo sviluppo culturale e contemporaneamente occupazionale? Questo secondo me, dopo il “toro rosso in campo argento”, è il miglior vessillo di cui, questa città, può facilmente fregiarsi se solo lo vuole.
 
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
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