Ma l’Italia non può sparire nel tramonto di Berlusconi di Lucia Accoto

E’ uno sfascio. E’ crisi di governo. La spallata finale è giunta con le dimissioni dei ministri Pdl dal governo di larghe intese con il Pd. Con l’impero delle “marionette” crolla anche l’Italia. E non c’è alibi che tenga. Quello dell’aumento dell’Iva, quindi un patto non rispettato per Silvio Berlusconi, è fragile. Ci sono tutti i segnali di una irresponsabilità politica. Anzi di una follia. Il Cavaliere avrebbe dovuto fare un passo indietro. Del resto, c’è una sentenza definitiva emessa dalla Cassazione: quattro anni di reclusione per Berlusconi nel processo Mediaset per il reato di frode fiscale. Invece no. Il Pdl ha avanzato con gesti plateali, con azioni sconsiderate. Le ultime, in ordine di tempo, le dimissioni dei parlamentari pidiellini ed in fine l’invito del leader del centrodestra ai ministri di rassegnare le dimissioni dal Governo Letta. Strategia politica? Evidenti avvisaglie di nervosismo misto a confusione? Sta di fatto che con questo terremoto politico – istituzionale si ha poco da guadagnare in una logica di contrapposizione frontale. Il ribaltamento, la scelta dissennata dell’ex presidente del Consiglio dei Ministri nel staccare la spina in modo pesante peserà sulle decisioni dell’elettorato. Si potrebbe assistere ad un effetto boomerang: ad una drastica abolizione di consensi in senso a Forza Italia, rinata dalle stesse ceneri e dallo stesso capo. Eppoi, come non pensare alla pessima immagine del Paese nel mondo. La stampa estera non si dimostra clemente nei commenti – e come potrebbe? – ed il mercato finanziario, a questo punto, non scommette più sulla nostra ripresa economica, già flebile ed incerta. L’Italia è messa alla berlina e gli italiani non credono più alle favole. Men che meno alle bugie. La rappresentanza del Pdl lo ha sempre detto che “i problemi giudiziari di Berlusconi non devono influire e non condizionare la vita del governo”. Certo, lo abbiamo visto. Parole, solo parole, a vuoto. Vuoto a perdere. Quando arriva il momento di stringere il cerchio – Silvio Berlusconi a breve è a rischio decadenza da senatore – si sparigliano le carte in tavola. Ma la politica, le sorti del nostro Pese, non sono un gioco. Non si può giocare sulla pelle degli italiani. C’è uno strano miscuglio di segreti, di perfide volontà, di subdole realtà che non hanno nulla di rassicurante. Qui è in gioco la dignità dell’Italia. Qui è in gioco la governabilità di un Paese che merita di risollevarsi, di uscire dal tunnel della crisi. Oggi ancora più grave e drammatica. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ed il premier, Enrico Letta, vogliono riprovarci: ci sarebbe già un piano per un governo Letta bis. È evidente che non si può andare a votare in un’atmosfera “di cupio dissolvi”, senza legge di stabilità – se non dovessimo farla noi, ce la farà Bruxelles non c’è dubbio – e senza, soprattutto, riforma elettorale che eviti il Parlamento dei “nominati”, che eviti il fenomeno dei parlamentari, come bene ha scritto Antonio Polito sul Corriera della Sera di qualche giorno fa, con “servitù di mandato”. Ma per riuscire nell’impresa Letta dovrà avere il sostegno dei moderati del Pdl. Per intenderci, l’appoggio delle “colombe” non proprio vicine al Cavaliere. Eppure questa risulterebbe un’impresa difficile. Il Pd potrebbe non gradire. Certo, il partito democratico dovrebbe avere più dignità, più forza, più compattezza. Non si può assistere ad un congresso per la scelta delle primarie senza raggiungere il numero legale dei rappresentanti. Le spaccature, i contrasti che resistono ormai da troppo tempo all’interno del partito, sono un impresentabile biglietto da visita per gli elettori. Il Pd non è esente da colpe. Non è riuscito ad esercitare un mix di consenso capacità di governo e se ha vinto le sue battaglie, non è riuscito mai a vincere veramente. Ma oggi la questione è altra. Oggi l’Italia ha bisogno di rimettersi in sesto, e di farlo in fretta. Ha bisogno di risalire in fretta la china anche e soprattutto la politica. Serve un sussulto di responsabilità, se c’è ancora. Se ancora alberga nell’animo di tanti parlamentari. Vengono prima l’Italia e le sue drammatiche emergenze, non i guai giudiziari e personali di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere poteva e doveva porre da tempo le basi per fare del centrodestra un grande polo moderato. La casa dei moderati come lui ha sempre detto. Ma gli ultimi gesti sono tutt’altro che moderazione; questi gesti sono assalto, imbarbarimento, disprezzo delle istituzioni. Ed oggi l’Italia – quell’Italia che appena qualche giorno fa Letta aveva cercato di difendere di rilanciare nel viaggio a New York – si trova in una evidente posizione di imbarazzo di fronte al mondo. La crisi attanaglia e schiaccia come non mai imprese, giovani, famiglie. Tutti. Tranne pochi che giocano sulla pelle degli italiani. Ma non è detto che finiranno anche loro.
 

 

montecitorio

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