L’Italia “destabilizzata” affonda sempre di più di Lucia Accoto

Gli italiani pagano sulla propria pelle i costi della legge di stabilità. La manovra finanziaria sembra il gioco dell’oca. Una nuova stangata. I proclami “niente tasse e niente tagli” si sono fermati sulla soglia delle intenzioni, neanche tanto buone, di uno Stato che non riesce a proporre cambiamenti veri, di sostanza e non di facciata. Gli italiani sanno bene che non sono possibili soluzioni semplici ed immediate. La cattiva gestione degli anni passati affonda talmente le sue velenose radici in un sistema che colpisce le tasche dei cittadini che non riescono a scorgere un futuro per i torbidi interessi, espressioni di egoismo, mancanza di volontà di incidere sui nodi strutturali. Tutto questo per salvare pensioni d’oro, poltrone comode, incarichi, costi della politica, inefficienze di sistema. Che non solo sono Montecitorio e Palazzo Madama, sia chiaro. Insomma per salvare sempre i pochi e non l’Italia. Quell’Italia, che secondo alcuni economisti stranieri, rischia di scomparire nel giro di qualche decennio dal mercato europeo. Come dire, il nostro Paese sarà smantellato, destinato a morire per via della recessione economica e della delocalizzazione. Adesso per evitare il de profundis ci accollano nuove tasse e si aumenta di un punto l’Iva. Mentre l’Imu tolta di mezzo nel 2013 rientra sotto nuove forme e nome nel 2014. Tutto questo affonda il consumo dei cittadini e impoverisce l’energia delle imprese. E così la manovra finanziaria rischia di uccidere anche la speranza di un’Italia che forse mai più tornerà in salute. Benigna ed accondiscendente lo è stata con i forti e con chi si è aggrappato a quei forti che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. Ma di questi tempi di bello non c’è assolutamente nulla, neanche i proclami che sorreggono le “larghe intese”. E’ difficile comprendere che in un Paese come il nostro serve una riforma della contrattazione collettiva, serve una riforma degli istituti di protezione reddituale per i lavoratori, i cosiddetti ammortizzatori sociali? In un Paese come il nostro, di bugiardi e spreconi, non si capisce che senza la lotta agli sprechi, senza riforme coraggiose, senza più soldi in busta paga, senza sostegno ai consumi, senza snellimento della burocrazia, senza sviluppo della libera impresa, l’avvenire ce lo dimentichiamo? In un Paese come il nostro non si capisce che stiamo condannando più generazioni alla precarietà, all’incertezza e che i giovani di oggi staranno peggio, un domani, dei loro padri quando storicamente è sempre stato il contrario? In un Paese come il nostro non si capisce che servono incentivi fiscali affinchè il capitale umano possa essere una risorsa? E si, perché sono uomini e donne, le loro menti, le loro braccia, il loro coraggio le vere risorse della nostra Italia, non i vaneggiamenti capricciosi di alcune escort ed i regali di uomini potenti che pur di chiudere bocche o pur di piazzare i propri fedelissimi nei posti strategici mettono mano al proprio conto per far quadrare il proprio tornaconto. E questo vale per tutti. Con l’asmatica legge di stabilità si è assistito, però, al salto dall’olimpo dei politici alla terra di nessuno. L’ex premier, Mario Monti, che non si è mai definito un politico, lascia Lista Civica, una sua creatura mai cresciuta. Ma nella terra di nessuno c’è spazio in abbondanza per accogliere anche “falchi”, “colombe”, “rottamatori”, “grilli parlanti” e tanti altri che hanno affossato l’Italia con le loro chiacchiere. Ma quando vogliamo fermare questa giostra? Quando prenderemo coscienza che il Paese sta andando a pezzi? Verrebbe da gridare: ora basta. Sì, perché abbiamo bisogno di responsabilità e serietà. Altrimenti il carosello dei politici sarà spazzato via dal giudizio degli elettori. 
 

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