L’Italia che affonda nell’insipienza della politica di Lucia Accoto

Vorrei tanto un concerto per una voce sola. Quella degli italiani per dire: vergogna! Roberto Calderoli perde il senno con la sua infelice quanto scandalosa affermazione: “Quando vedo la Kyenge penso ad un orango”. Il vicepresidente del Senato dimostra di essere dominato da un cinismo inqualificabile, preoccupante ed inaccettabile. Eppure, nel suo stato miserabile dev’esserci anche del disprezzo. Già. Si annusa la sua mancanza di stima nei confronti del Ministro dell’Integrazione, ma soprattutto una consolidata posizione di onnipotenza dettata da una malsana idea di governabilità senza regole e rispetto. L’Italia è impreparata di fronte a questa ostilità demenziale, perché ogni volta è sempre peggio della precedente. La battuta di straordinaria indecenza di Calderoli dà la misura di come siamo ridotti. Male. Intendiamoci, dinanzi ad un quadro economico disastroso, la politica perfora il sudario della serietà ed onestà intellettuale degli italiani. E non c’è solo Calderoli. Lo fanno i falchi piddiellini con la loro cordata in difesa del “giaguaro” Berlusconi permettendosi il lusso di sospendere per mezza giornata i lavori in Parlamento. Lo sanno questi politici che anche solo i tentativi di deturpare il ricordo di una politica giusta sarà una battaglia di minoranza in cui bisognerà mettere in conto la solitudine di un leader? Non penso. Perché impegnati a difendere ed osannare l’ex Premier – a lui devono tutto – perdono la vera rotta del Paese che rischia di inabissarsi ogni giorno di più. 
Stucchevoli le manifestazioni di piazza, i dibattiti politici concentrati unicamente sulle sorti di Silvio Berlusconi. L’Italia cola a picco, i giovani non hanno futuro, la crisi uccide e nel panorama nazionale si parla solo di Berlusconi, che ad onor del vero mantiene un profilo basso. Lui sii, ora. Perché non è prudente fare rumore, attirarsi le antipatie anche dei simpatizzanti di partito e degli indecisi che con queste manovre da baraccone potrebbero orientarsi a sinistra. Non è bello vedere i fedelissimi dell’ex Premier privi di una coraggiosa identità personale. Capisco il ruolo di capo carismatico, ma essere sempre gregge non è stimolante. Se è necessario ritornare alle origini, a Forza Italia, e sempre con Berlusconi significa che il gruppo del Pdl è stato imboccato in tutto e per tutto non essendoci personalità di spicco e valide che possano prendere il posto del loro leader. E quella coraggiosa identità personale di cui parlo non la incarna di certo Daniela Santanchè che ricorda alle donne che “siamo tutte puttane”. L’on Santanchè deve indossare una maglietta in Piazza Farnese per ricordarsi chi è? La prostituzione del pensiero berlusconiano rende, a volte, ciechi e sordi ai richiami della vera politica. E come non ricordare la sterile difesa di Francesca Pascale, la fidanzata di Silvio Berlusconi, che non solo è lontana dalla politica come il cielo con la terra, ma è lontana anche dai congiuntivi. Del resto lei aspetta di coniugarsi! Non mi abituerò mai al “magna magna” della politica, da più parti e da più partiti, non mi abituerò mai ad un Governo in dormiveglia, alle figuracce internazionali che facciamo per merito o demerito dei nostri politici che si scaricano, tra l’altro, la patata bollente sul caso Shalabayeva. Il Ministro degli Esteri, Emma Bonino, politico di lungo corso si dimostra debole, quasi assente, sonnambula dinanzi agli altri Stati e la voce grossa contro il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non avrebbe peso  non solo perché non sa, non vede e non sente niente oltre la voce e le vicende giudiziarie del suo leader, ma anche perchè è il Governo in sé ad essere privo di sostanza. Un Governo che rimanda questioni importanti, nodi cruciali naviga a vista senza troppa convinzione. Per questo vorrei tanto un concerto per una voce sola: quella degli italiani indignati che potrebbero, uniti, cambiare le cose e quella della politica vera in un essemble perfetto.

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