Lettera aperta al Neo Assessore delle attività produttive del Comune di Nardò Flavio Maglio

Gentile Assessore, Le scrivo spinto da una passione civile e da un amore-dolore per la mia città, che è diventato insostenibile. Appena l’anno scorso la classe produttiva cittadina ha rappresentato un disagio come mai era successo prima.
Disagio al quale sono seguiti molti silenzi e rare affermazioni di solidarietà (a memoria ricordo i consiglieri Antonazzo e Mellone).

Ora Lei ha ricevuto l’incarico di seguire questo settore. Io, come molti ben sanno, non ho condiviso nel merito gran parte della sua attività nelle vesti di Assessore all’Ambiente. Non posso, quindi, essere considerato un suo fan. Eppure sono pronto a scommettere su di Lei e a sfidarLa.

L’assessorato del quale ricopre la responsabilità è stato sempre considerato come una ruota di scorta. Un accontentino. Un assessorato minore.
Eppure ricopre un ruolo fondamentale per il benessere di Nardò, delle sue frazioni, delle sue marine. Ad esso dovrebbero far riferimento tutti i lavoratori che non sono protetti da un impiego pubblico: quasi 7.500 persone tra titolari e lavoratori familiari e non.
Ma così, non me ne voglia alcuno tra i precedenti assessori, così non è mai stato a sufficienza! E questo anche per colpa di una classe imprenditoriale che ha un’oggettiva difficoltà a dialogare al suo interno, ad associarsi, a ragionare all’unisono.
I dati elaborati dalla camera di commercio per il 2013, pur se calati in un contesto nazionale fortemente critico, descrivono per la nostra Nardò una situazione drammatica.
Il tasso di natimortalità per le imprese individuali (il grosso della struttura produttiva) è fortemente negativo. Nel 2013 – fonte CCIAA – a fronte di 131 nuove aperture abbiamo avuto 226 chiusure. Una necrosi. E non serve ad alleviare la durezza dei numeri il saldo positivo (ma largamente insufficiente a garantire una compensazione) di altre forme d’impresa,.
E non è tutto. L’anno corrente non pare andar meglio,: almeno a giudicare dal numero di cartelli “affittasi” e/o “vedesi” che compaiono affianco alle insegne.
Quei cartelli sono un grido di dolore. Un manifesto nero sul futuro della città.
Tenga presente, Assessore, che nel caso di imprese individuali ad essere travolte sono intere esistenze. Spesso intere famiglie: i titolari di imprese individuali, quasi sempre, chiudono travolti da debiti che si trasformano in una frustazione personale terribile e a volte insanabile, in una condizione economica più che precaria, che coinvolge gli affetti più cari e che viene aggravata da un’assenza di ammortizzatori sociali e perfino di sussidi, stante che queste persone continuano, per lungo tempo, a rimanere “nominalmente” ricche, a fronte del possesso di immobili, destinati ad attività produttive bell’e morte.
Dati terribili ai quali occorre affiancare lo stato altrettanto critico di intere categorie di professionisti, soprattutto giovani (consulenti, architetti, geometri, ingegneri, creativi ecc.), legati a doppio filo alla classe produttiva.
Lei, quindi, ha una grossa responsabilità. E se l’attivismo, che tutti Le hanno sempre riconosciuto, fosse incanalato positivamente forse potrebbe segnare una svolta.
La sfida è lanciata. Sta a Lei raccoglierla.

Agostino Indennitate

 

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