Lecce: presentazione del volume curato dal professor Francesco D’Andria dal titolo “Rudiae e il suo anfiteatro”

Mercoledì 8 febbraio, alle ore 17.30, nella sala Open Space di Palazzo Carafa, verrà presentato il volume curato dal professor Francesco D’Andria dal titolo “Rudiae e il suo anfiteatro”. All’iniziativa – oltre all’autore – prenderanno parte il sindaco di Lecce, Paolo Perrone e l’assessore ai lavori Pubblici del Comune di Lecce, Gaetano Messuti. Il libro racchiude i risultati preliminari degli interventi di scavo dell’anfiteatro di Rudiae effettuati tra il 2014 e il 2015 grazie ai finanziamenti POIn FESR 2007-2013 – Valorizzazione delle aree di attrazione culturale – Linea 1.
Le attività sono state condotte in collaborazione tra Comune di Lecce – Settore Lavori Pubblici, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto e Università del Salento, in un’area dell’insediamento messapico alle porte di Lecce, acquisito di recente dall’Amministrazione comunale, grazie ad un finanziamento Prusst. Gli scavi, condotti sotto la direzione scientifica di Francesco D’Andria e la direzione lavori di Enrico Ampolo e Roberto Bozza, sono stati eseguiti dalla ditta Nicoli Srl, con l’assistenza archeologica della Società A.R.Va s.r.l, spin-off dell’Università del Salento.
Gli scavi hanno permesso di dimostrare la presenza di un anfiteatro di notevoli dimensioni (85 x 50 m) che poteva ospitare quasi 8.000 spettatori. A differenza di gran parte degli anfiteatri romani che sorgevano nella periferia delle città, l’anfiteatro di Rudiae fu realizzato al centro del precedente insediamento messapico, in un’area che, per la presenza di una dolina naturale, ne rendeva più facile la costruzione. Ciò rappresenta una realtà particolare se si considera che, a meno di 4 chilometri, la città romana di Lupiae (Lecce) era dotata di un altro anfiteatro, di maggiori dimensioni (asse maggiore m. 104), databile nel suo primo impianto ad età augustea. Gli scavi a Rudiae hanno evidenziato il piano dell’arena e il muro del podio, gli ingressi principali e la cavea, realizzata su un riempimento di pietre e terra sul quale erano poggiati i sedili in pietra. Si tratta dunque di un anfiteatro a struttura piena, a differenza di quello di Lupiae (Lecce) in cui la cavea poggia su sostruzioni a volta (a struttura vuota). L’edificio ora portato alla luce presenta le murature perimetrali, quelle degli ingressi e del podio intorno all’arena, realizzate in blocchi di pietra leccese.
La ricerca archeologica ha permesso di acquisire numerosi reperti ceramici e un gruzzolo di denari, databili al regno di Domiziano e Traiano, che permettono di proporre una datazione dell’edificio nella prima metà del II sec. d.C. Questa datazione è confermata dal rinvenimento di vari frammenti di una lastra in marmo con iscrizione riferibile alla dedica del monumento. Una prima analisi permette di leggere il nome di Otacilia Secundilla, figlia ed erede di un senatore romano dell’età di Traiano, la quale avrebbe finanziato la costruzione dell’edificio.
Nello scarico di materiali tardoromani (ricchissima campionatura di ceramiche di importazione, in particolare africane, IV-V sec. d.C), presente neM’adìtus sud, si è rinvenuta una statua in marmo di togato velato capite, attribuibile al I secolo dell’Impero. Il ritrovamento, nello stesso contesto, di frammenti di una testa in marmo attribuibile ad Agrippina Minore, induce a pensare che, nell’area circostante, riferibile al Foro della città romana, fossero collocate statue di un ciclo imperiale.
Sempre nel quadro di collaborazione del primo lotto di lavori, attualmente sono ancora in corso di esecuzione gli interventi di scavo e restauro del secondo lotto (Recupero e valorizzazione di aree e Parchi archeologici, FSC 2007/2013), aggiudicato dalla ditta De Marco srl, che stanno consentendo di riportare interamente alla luce il complesso monumentale.

Ufficio stampa comune di Lecce

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