LECCE: CONFERENZA INTERNAZIONALE DELLO IEREK

“Urbanistica e Design Architettonico per lo Sviluppo Sostenibile” è il tema della conferenza internazionale organizzata da IEREK – International Experts for Research Enrichment and Knowledge Exchange in collaborazione con l’Università del Salento, e in programma a Lecce da domani, 14 ottobre 2015, e fino al 16 ottobre.
Le sessioni plenarie introduttive, che si terranno nella sala “Maria D’Enghien” del Castello Carlo V (la prima il 14 ottobre alle ore 9, programma dettagliato in allegato), intendono focalizzare l’attenzione su due temi centrali per la pianificazione urbanistica: «da un lato, la sostenibilità in sé dell’atto pianificatorio», spiega il coordinatore scientifico Fabio Pollice, ordinario di Geografia economico-politica all’Università del Salento, «che nella prassi nega troppo spesso i principi stessi dello sviluppo sostenibile, mostrando una scarsa attenzione sia per le questioni ambientali sia per quelle sociali, a partire dalla scarsa “democraticità” che ne caratterizza le fasi progettuali, prima, e attuative, poi; dall’altro, la valorizzazione dell’esistente che ha la sua massima espressione nei piani di recupero e rifunzionalizzazione dei centri storici, che costituiscono il riferimento identitario di tutte le comunità urbane e come tali assolvono un ruolo strategico nello sviluppo delle nostre città». Il 16 ottobre, nella stessa sala, è in programma un workshop pubblico per la discussione dei progetti di rigenerazione urbana realizzati a Lecce nel corso degli ultimi anni o in fase di progettazione, con l’analisi degli obiettivi e delle modalità di attuazione e una riflessione sulla loro “sostenibilità” e sulla capacità di contribuire allo sviluppo sostenibile del capoluogo salentino e del suo intorno geografico.
Sedici le sessioni parallele, che si svolgeranno nelle aule dell’ex Monastero degli Olivetani (viale San Nicola – Lecce, programma dettagliato in allegato).
«La conferenza vuole animare il dibattito culturale sulla relazione che lega pianificazione urbanistica e sviluppo sostenibile», sottolinea Fabio Pollice, «su come la prima possa concorrere a migliorare i livelli di sostenibilità delle nostre città e ad acquisire un ruolo strategico nella realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile capace di supportarne l’espansione e qualificarne le traiettorie evolutive.
Da qualche anno, a livello mondiale, la popolazione urbana ha superato quella rurale e le città, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e in quelli di nuova industrializzazione, stanno attraversando una consistente fase espansiva. Un’espansione spesso incontrollata che si accompagna a un incremento del disagio economico e sociale, particolarmente avvertito nelle periferie urbane. E così se, da un lato, le città possono essere rappresentate come i centri propulsivi dello sviluppo, sono anche i luoghi dove più evidente è l’insostenibilità di questa forma di sviluppo, dove più evidenti sono le sue contraddizioni ambientali, economiche, sociali e culturali: ai parchi urbani fanno da contraltare le aree verdi degradate delle periferie, alla bellezza architettonica delle aree centrali si contrappone lo squallore delle periferie dove la bassa qualità dell’edificato, la scarsa dotazione di servizi e un livello di infrastrutturazione inadeguato divengono le cause di fenomeni diffusi quanto pervasivi di devianza sociale e di povertà nelle sue diverse declinazioni.

ierek lecce

Non meno evidenti sono le contraddizioni sul piano culturale. Le città, che dovrebbero valorizzare la propria matrice identitaria e ricercare nella propria specificità culturale la chiave del proprio sviluppo, sono spesso inclini a comportamenti emulativi, che tendono a riprodurre logiche e obiettivi pianificatori validati da città che hanno conseguito significative performance competitive a livello internazionale, ma totalmente inappropriati per le proprie condizioni geografiche. Questi comportamenti, oltre a rilevarsi nel medio-lungo termine inefficaci e insostenibili, divengono espressione tangibile di un processo di omologazione culturale che fagocita l’identità urbana e ne dilapida il potenziale di sviluppo endogeno. Di qui l’importanza di una pianificazione che sia in grado di interpretare istanze e vocazioni territoriali e di progettare interventi che consentano di realizzare le potenzialità dei luoghi e di metterne in valore le risorse materiali e immateriali, restituendo centralità alla dimensione locale nella sua più ampia accezione. Una pianificazione “al servizio del territorio” e non viceversa, come troppo spesso accade con strumenti urbanistici che, invece di nascere dal coinvolgimento delle comunità locali e da una seria analisi territoriale, sono il risultato di scelte calate dall’alto che non introiettano i valori e le istanze dei luoghi su cui intervengono, ma che al contrario rispondono a logiche esogene e omologanti: progetti formalmente ineccepibili ma vuoti di significati.
Non può esservi uno sviluppo sostenibile delle nostre città senza pianificazione urbana», conclude Pollice, «ma questa, per essere funzionale a questo obiettivo, per promuovere un miglioramento della qualità della vita delle popolazioni urbane e una contestuale riduzione dell’impronta ecologica delle città stesse, non può a sua volta che ispirarsi ai principi propri della sostenibilità, che sono e restano l’equità intergenerazionale e l’equità intragenerazionale. La pianificazione deve divenire così uno strumento per ridurre o contenere il consumo di suolo e i consumi energetici, per promuovere l’inclusione sociale e l’interazione culturale, per favorire la relazionalità e i processi di accumulazione del capitale sociale, per coltivare la bellezza nelle sue diverse espressioni, per favorire la crescita culturale degli individui e della comunità nel suo complesso, per produrre e trasferire conoscenze e saperi».
13 ottobre 2015

 

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