La replica del M5S Nardò a Lorenzo Siciliano: orti sociali. Peccati di gioventù

Svolazzanti articoli vergati dai giovani rampolli di buona famiglia, già in trincea per un posto nel consiglio cittadino, segnano l’amaro presagio di una campagna elettorale targata PD.
Le proposte non dispiacciono, soprattutto quando toccano argomenti molto delicati e cruciali come il sostentamento dei ceti disagiati attraverso la creazione di posti di lavoro nell’ambito nobile e antico dell’agricoltura.
Quello che dispiace è che queste proposte vengano buttate in pasto ai media senza avere la minima idea di ciò che si sta dicendo e senza avere una conoscenza storica e cronologica di una tematica da lungo tempo sviscerata in tutte le sue parti.
Affrontare l’argomento “orti sociali” senza avere una conoscenza approfondita di quello che in passato è stato prodotto, ideato, e per incapacità politica lasciato morire è un grave peccato. I massimi rappresentanti del PD locale dovrebbero tenere a freno la spiccata smania ad “apparire” che mostrano alcuni giovani rampolli di squadra.
Infatti, parliamoci chiaro, l’articolo del giovane Lorenzo Siciliano è un autogol clamoroso, in quanto la stessa maggioranza da lui sollecitata per “l’epocale svolta” ha bocciato, non preso in considerazione o semplicemente lasciato ammuffire nei cassetti diverse proposte che esplicitavano proprio la creazione degli orti sociali.
Ci piace ricordare, che già nel novembre 2011, all’attuale amministrazione comunale venne presentata una proposta progettuale di gestione, dal nome “Casa Biho”, all’Ex Istituto Agrario, che tutt’ora è abbandonato, da parte di un gruppo di esperti del settore.
Ricordiamo inoltre che il progetto aveva finalità sociali e non di mera promozione elettorale, infatti era stato presentato da un’associazione appunto, “Casa Biho”, totalmente isolata da qualunque influenza partitica.
Quest’estate è stata nuovamente protocollata una nuova richiesta con la firma sempre dell’associazione “Casa Biho”, affiancata da altre associazioni locali anch‘esse scevre da qualsiasi influenza politica.
La proposta progettuale di recupero e valorizzazione presentava diversi obiettivi sinteticamente elencati nei seguenti punti:
  • recupero dei terreni pubblici abbandonati;
  • realizzazione di un Parco agricolo con orti e frutteti sociali a servizio della comunità;
  • recupero delle serre e organizzazione di un vivaio comunale di piante officinali ed ornamentali;
  • produzione e vendita in loco per autofinanziamento durante i mercatini dei produttori;
  • organizzazione di una “Scuola di agricoltura e del paesaggio” con la collaborazione di istituti agrari locali di Maglie e Lecce;
  • sviluppare un progetto di integrazione sociale e lavorativa di soggetti svantaggiati: giovani disagiati, immigrati, bambini e anziani, favorendo attività di inclusione sociale;
    – attuare progetti di “agricoltura sociale”, ossia un insieme di pratiche di welfare locale, in cui le comunità locali si fanno carico del disagio sociale e realizzano percorsi di promozione umana e di giustizia sociale mediante il contatto con le piante e gli animali, l’utilizzo dei processi agricoli.
Così strutturata la proposta dimostra un elevato interesse verso nuovi modelli economici sociali e di sostenibilità, raggiungibili attraverso l’integrazione dell’ecologia sociale come mezzo di ristrutturazione socio-economica.
Negli anni i gruppi di cittadini promotori di simili iniziative, non hanno avuto nessuna risposta ufficiale, ma solo manifestazioni di interesse informali fini a se stesse.
Ricordiamo che i suoli utilizzati nelle proposte sono di 1° classe dal punto di vista agronomico, quindi particolarmente adatti all’uso agricolo.
Stendiamo un velo pietoso sull’uso che questa amministrazione ha pensato di fare di questi terreni, secondo i colleghi di partito di Lorenzo Siciliano, dovevano ospitare prima una cittadella dello sport, poi una piscina, poi chissà quale altra mirabolante opera pubblica annunciata e presto finita nel dimenticatoio.
L’argomento dell’agricoltura sociale non si può trattare con questa leggerezza e senza conoscenze approfondite. Quello di cui ha bisogno questa città non sono “solo” gli orti sociali, ma progetti profondi e incisivi per risolvere le problematiche di autosufficienza alimentare e creare speranze lavorative a lunga scadenza per i cittadini. L’esempio potrebbe essere quello di Casarano, dove l’Ente di formazione Scuola Professionale Santa Cecilia, con la collaborazione di un’associazione di promozione sociale ha inaugurato nel novembre 2014 “Orto Urbano Mammarao” che ha permesso a 13 giovani locali di essere collocati nel mondo del lavoro in via definitiva.
Non ce ne voglia il giovane Siciliano, di cui comprendiamo la scarsa conoscenza dovuta all’inesperienza e la scarsa confidenza con tematiche così importanti, ma la nostra città non ha bisogno di vecchi slogan vuoti di era comunista come “restituzione della terra”, ciò che serve, e anche in fretta, è una corretta pianificazione delle risorse che offre il territorio, e una classe dirigente che dialoghi con i cittadini e le associazioni per sviluppare progetti che garantiscano crescita economica e posti di lavoro.
Gianni Casaluce
Massimo De Marco
Sebastiano Francone
MoVimento Cinque Stelle Nardò.
27 novembre 2015

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