La forza delle donne nel dire no alla violenza. Di Lucia Accoto

 

Le donne sono come le ali ed il corpo di una rondine. Hanno bisogno le une degli altri. Conta anche l’amore. Non un amore malato, criminale, ossessivo e possessivo. Eppure ci sono storie di vittime di abusi, di violenze, di sfruttamento. Storie di donne, di tante altre donne che non hanno la possibilità di far sentire la loro voce, di farsi capire, di cambiare la loro vita. Bisogna continuare a lottare contro ogni tentativo di ledere la dignità umana. E la filosofa Maria Giovanna Farina è impegnata in prima persona nella prevenzione culturale sulla violenza contro le donne. Scrittrice, articolista e direttrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, la Farina parla dell’inferno vissuto dalle vittime di violenza per mettere in piedi storie che hanno necessitano di una via d’uscita, di soluzioni, di sostegno. 
 
Cultura alla non violenza sulle donne, siamo sempre in ritardo?
Non siamo in ritardo, sono i violenti che sono troppo in anticipo sulle nostre capacità di difesa. Anche per questa ragione ho deciso di occuparmi di prevenzione dal punto di vista culturale; filosoficamente, per me che sono una filosofa pratica e pioniera in Italia della consulenza filosofica nonché creatrice di un metodo (T.F.A.R.), significa unire il lato teorico e scendere allo stesso tempo in campo al fianco delle donne. Dietro la filosofa c’è una donna che è cresciuta avvolta e schiacciata da una cultura maschilista capace di insinuarsi subdolamente per far credere di essere inferiore al maschio. Non sono contro i maschi, ce ne sono di straordinari, ma mi oppongo con fermezza alla pretesa di alcuni di sentirsi superiori alle donne.

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Nel suo libro “Il giardino delle mele” in che modo la violenza non deve vincere?
Quel “non deve vincere” è una presa di posizione forte di chi già dalle parole cerca un appoggio e la determinazione per non farsi schiacciare: suggerisco alle donne di credere a questa frase e di lavorare ogni giorno per renderla vera, reale, viva. Nel libro fornisco semplici indicazioni teoriche, ma non scordo di fare esempi sui tipi di violenza per imparare a riconoscerla e quindi a non caderne vittime. Noi esseri umani siamo dotati di parola, a volte le stesse parole sono cariche di violenza, magari strisciante e poco palese, ma presente. Il linguaggio verbale è un interessante oggetto di studio e di osservazione: le parole hanno un grosso peso sulla nostra formazione umana, culturale e relazionale. Sono lieta di essere stata tra i primi firmatari della richiesta alla Treccani di inserire la parola Nonviolenza in un’unica forma verbale, la Treccani.it ha già inserito la correzione così da dare maggiore risalto al significato di una vita all’insegna della Nonviolenza (vi suggerisco di consultarla e leggere come viene definita).
Tornando al libro, sono partita sovvertendo la storia di Adamo ed Eva supponendo che fu Adamo a sedurre la donna, solo così avrebbe potuto vivere l’esperienza di lei divenendo capace di comprendere la difficoltà che la donna vive ogni giorno. Nel Giardino c’è posto per tutti, è un luogo fecondo dove auspico un incontro paritario tra i generi: per ri-trovare il “paradiso perduto”

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Lei è sempre molto impegnata in una serie di incontri sulla cultura di prevenzione contro la violenza sulle donne. Che cosa emerge dalla voce di donne?
 
Sì, questo impegno dura ufficialmente da un anno, ma il lavoro viene da molto lontano. E anche grazie al supporto del Moica, a partire dalla Basilicata con la Presidente Alba Dell’Acqua per giungere al Moica Nazionale (ricordo che Moica sta per Movimento Italiano Casalinghe fondato nel 1982 da Tina Leonzi), stiamo portando il messaggio della prevenzione ovunque ci vorranno accogliere. Poi con Moica ci sono altri progetti al femminile in cantiere ma ne parleremo a suo tempo. Le violenze, nella maggior parte dei casi, si consumano in famiglia che può diventare luogo di accettazione della cultura violenta e, come narro nel libro, a volte non si vuole scorgere. Come si fa ad accettare che un padre è violento con i figli e/o con la moglie? Che tratta male tutti, non necessariamente con le botte? È indispensabile un lavoro di de-condizionamento dagli stereotipi sulle donne, a partire da piccole insidie quotidiane. Ad esempio, se si decide di creare una famiglia, che è un progetto, si deve iniziare il percorso in piena parità; oggi la famiglia è diversa dal passato, la donna lavora e non può fare tutto: madre, casalinga, moglie, etc. Di conseguenza l’uomo deve imparare a collaborare alla pari. Ciò lo conduce lontano da idee deleterie che vedono la compagna come un oggetto da possedere e di cui si può far ciò che si vuole: anche ucciderla. Un uomo che vede come normale la parità è un uomo rinnovato dalla cultura. La violenza si estirpa se si lavora sui primi piccoli segnali apparentemente insignificanti. Le donne che incontro sono felici del confronto e possiedono una certa dose di entusiasmo utile per non lasciarsi sottomettere. Mi dicono di sentirsi rappresentate da ciò che dico ed io chiedo loro di trasmettere la forza e ala consapevolezza a tutte: a quelle giovani, giovanissime ed anche a quelle meno fortunate.

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È difficile parlare di violenza, di ossessioni patologiche, di abusi e le storie si somigliano un po’ tutte. C’è una storia che l’ha colpita più di tutte le altre?
Sente coraggio tra le donne?
Ce ne sono tante che mi colpiscono, ma le accennerò quella di Loretta (nome di fantasia) che è anche nel libro. Si tratta di una situazione assurda se pensiamo che la sua esistenza si svolge in Occidente e perlopiù in un ambiente agiato. Beh, Loretta quando il marito è assente per lavoro non può uscire di casa come e quando vuole ma agli orari canonici per fare la spesa o andare a Messa. Durante i pasti deve sempre stare in casa, nemmeno una pizza con un’amica le è consentita perché il suo padrone, come lo definisco, la chiama al telefono fisso e la deve trovare assolutamente! Questo si chiama controllo, è privazione della libertà, un assoluto rapporto di sudditanza. Cosa riceve in cambio Loretta? Regali, viaggi, una vita agiata. Ne vale la pena? La cosa più angosciante e che questa donna non è mai libera e lo accetta. Quando è con il marito sta sempre attenta a come lui reagisce, ad ogni gesto o parola; quando è sola è sottomessa ugualmente. È sempre sottoposta ad una violenza subdola e destabilizzante per l’amore di sé, lui oltretutto le dice sempre che è incapace, che non sa fare nulla…
Mi chiede se avverto il coraggio delle donne? Sì, lo affermo con forza. Tante donne incontrate sono coraggiose, non si arrendono al primo ostacolo e ciò mi rende estremamente fiduciosa per il futuro.

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