L’ OSSERVATORIO SULLA CITTA’: PER ESPLETARE IL “SERVIZIO POLITICO” OBBLIGATORIA LA SCUOLA DI “BUON GOVERNO” http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ambrogio_Lorenzetti_002.jpg

Chissà se Ambrogio Lorenzetti ‘costruendo’ l’importante opera affrescata nel 1337-1338, nella Sala dei Nove, nel Palazzo Pubblico di Siena, avrebbe mai immaginato quanto fosse stato necessario riflettere, poi, nel 2013, ancora e con impegno, su quella grande ALLEGORIA  intitolata: DEL BUON GOVERNO.
 Sta di fatto che circa 670 anni dopo (cioè oggi) esiste ancora un evidente disorientamento sull’ordine sociale delle cose che attengono all’organizzazione dei (difficili, a quanto pare) rapporti relazionali tra esseri umani e delle regole per amministrarne i comportamenti, utili alla loro città e quindi alla loro vita.
 Sarebbe oltremodo utile, per chi sceglie di espletare il suo “SERVIZIO POLITICO”, di essere edotto e accompagnato (obbligatoriamente secondo noi e con esame finale!) a visitare (con dettagliato commento e spiegazione delle opere) alcune  delle ‘enormi’ (in tutti i sensi) tracce espressive che la storia dell’arte ci privilegia di possedere. O almeno, sosteniamo che questo sia un modo efficiente di far apprezzare quei significati e quei principi ispiratori, a coloro che si appropiquano al “servizio continuo al cittadino” (politica), per la migliore attuazione di quel ‘bene comune’ che sembra smarrito.
 I nostri “servizievoli” politici, inizierebbero così a conoscere ed a comprendere come già nel ‘300 esisteva, un’importante responsabilità, consegnata a coloro che dovevano amministrare la città. Quindi, dell’importante presenza dei 24 rappresentati della comunità (sempre nell’affresco di Ambrogio Lorenzetti) in fila, che sostengono tutti la fune consegnata loro dalla Concordia (Concordia deriva da cum, “con”, e cor, cordis, “cuore”, con un ‘cuore solo’, cioè in armonia) e ricevuta dalle mani della Giustizia.La Concordia ha sulle gambe una grande pialla con la quale tenta continuamente di appianare la superficie scabra della realtà cittadina da contrasti che generano inquietudine. La Giustizia appare divisa nelle sue due facce, quella distributiva e commutativa (com’era interpretata al tempo).La Giustizia guidata dalla Sapienza, dunque consegna le due funi (dell’ ipotetica bilancia) unite a corda, nelle mani della Concordia che a sua volta la consegna ai 24 amministratori, per passare poi ad una figura rivelatasi quella di un Magistrato. Quest’ultimo espressamente ispirato dalla Fede, dalla Speranza e dalla Carità, è sostenuto dalle figure della Fortezza che simboleggia il comando e il rispetto dell’istituzione, dalla Prudenza che guarda il passato ed impara, per agire nel futuro,la Magnanimità che qui, laicamente è contrapposta alla superbia, ed è orientata alla condivisione dei benefici e non, solo, al proprio interesse, dalla Temperanza con la clessidra, suggerisce di ponderare sulle decisioni importanti ela Giustizia come virtù dell’equilibrato bene comune.
La Pace, invece tiene in mano un ramo di ulivo, e può riposare serenamente solo quando il lavoro di comunione della Concordia unisce (la fune) tutte queste attività partecipative e le virtù fondanti, del “buon governo”, funzionano. Una figura di donna alata che simboleggiala Sicurezzasorregge un cartiglio con su scritto: “Per avere lavoro e prosperità, servono sicurezza e ordine sociale”.
 E siamo nel 1337 !
 Naturalmente dopo questa veloce descrizione dell’opera che, l’Osservatorio sulla città, auspica possa innescare nuovi motivi di riflessione e sia elemento d’ispirazione per i componenti delle amministrazioni, è ulteriormente consigliabile anche visitare (lo riteniamo obbligatorio per il “servizio politico” continuo che si deve condurre ai cittadini, facendo ‘il politico’) gli splendidi contenitori degli immensi capolavori artistici alcuni dei quali sempre attinenti alla raffigurazione di allegorie complesse, sulle leggi dei comportamenti umani e su quelli dell’organizzazione della città, ma certamente ‘moralizzanti’ come:
 il grande mosaico di Otranto, il Palazzo della Ragione a Padova, il Palazzo Schifanoia a Ferrara, il Tempio Malatestiano di Rimini e approfondire il senso enigmatico, ma consapevolmente conoscitivo dei Tarocchi del Mantegna. Solo dopo questo “giro culturale” si può, secondo noi, attraversare la soglia di un comune del livello come quello di Nardò.
 E sarebbe solo l’inizio!
 Ma è solo… un sogno !
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
 
osservatorionardo@libero.it
 

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