Italia Unica, Referendum 17 aprile-Gregorio Dell’Anna: voterò per il SI

Il 17 aprile si vota !
Mancano poco più di tre settimane. E di mezzo c’è la Pasqua.
Già ma per cosa siamo chiamati alle urne? Un referendum? Davvero? E per cosa e come si deve votare? La gente non sa nulla!
Negli elettori c’è molta disinformazione e disaffezione per cui si rischia di giocare la partita non sui SÌ e sui NO, ma sulla partecipazione o meno alla consultazione.
Manifesto come io la penso:a votare ci vado, sempre e comunque! E’ un diritto cui non voglio rinunciare. Poi lo sento anche come un dovere civico. Vorrei, però, cercare di esprimere un voto informato e consapevole. E mi rendo conto che stavolta è meno facile. Anche perché alla non conoscenza, segue la cattiva informazione e la pessima propaganda messa in circolo.
Partiamo da un dato ‘storico’. E’ la prima volta, nella storia della Repubblica, che gli italiani saranno chiamati a votare su un referendum abrogativo per iniziativa di 9 regioni: Veneto,Liguria, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Calabria, Campania e Molise.
Il quesito referendario che verrà sottoposto il 17 aprile ai cittadini è questo:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.Tradotto significa: volete che l’estrazione di gas (e petrolio?) continui fino a esaurimento dei pozzi, oppure soltanto fino alla data di scadenza delle concessioni?
Ad oggi, in Italia, vi sono 66 concessioni per l’estrazione di idrocarburi in mare, ma interessano quasi interamente attività oltre le 12 miglia dalla costa. Il quesito referendario, invece, riguarda soltanto 21 concessioni. Più precisamente: una in Veneto, due in Emilia-Romagna, una nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia.
Qualora vincessero i SÌ, gli impianti di queste 21 concessioni dovrebbero chiudere tra circa cinque-dieci anni.
In caso di vittoria del NO o del mancato raggiungimento del quorum, resterebbe in vigore l’attuale normativa che prevede la possibilità di proseguire l’attività di estrazione fino all’esaurimento naturale delle risorse del giacimento.
Le principali ragioni per votare SÌ sono che l’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante, che può avere un impatto disastroso sull’ambiente e sull’ecosistema marino e che alla conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, l’Italia – insieme con altri 194 paesi – ha sottoscritto l’impegno a contenere la “febbre” del pianeta entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno. A questo deve aggiungersi una ragione molto rilevante per noi pugliesi,quella che il mare ed il turismo rappresentano la voce più importante della nostra economia. Consentire alle multinazionali di compromettere le nostre ricchezze significa pregiudicare in maniera irreversibile il nostro futuro.
Personalmente sono per il SÌ, in ogni caso, è importante esserci.
Gregorio Dell’Anna coordinatore provincia di Lecce Italia Unica
25 marzo 2016

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