Il M5S di Nardò: istituire la Cultura del soccorso

E’ di attualità il decesso improvviso del giovane Lorenzo Toma per cardiomiopatia ipertrofica, avvenuto qualche giorno fa presso il Club (discoteca) Guendalina, e la sua morte ci preme ad attenta e seria riflessione sulla mancanza nel nostro paese della Cultura del Soccorso.
Secondo noi i responsabili della maggior parte delle migliaia di morti ogni anno per arresto cardiaco improvviso sono il Governo, con il Ministero dell’Istruzione pubblica assieme a quello della Salute, e le Regioni, con i loro Governatori e gli Assessori alla Sanità.
Il problema è nel fatto che in Italia i “fenomeni” si studiano per essere arginati a monte e non a valle.
La morte cardiaca improvvisa (MCI) è internazionalmente riconosciuta come il decesso che avviene per cause cardiache con improvvisa perdita di coscienza entro un’ora dall’insorgenza dei sintomi.
Come può un pover uomo riconoscere i sintomi di un problema se ignora l’esistenza del problema stesso?
L’arresto cardiaco improvviso è una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati; si stima che il numero di pazienti colpiti in Italia sia pari a 58.000 casi all’anno e cioè 159 casi circa al giorno o 1 caso ogni 9 minuti. Mentre in Puglia si stimano 1 caso ogni 2 ore con un tasso di sopravvivenza del 2%.
In uno studio di MOSESSO, che aveva come obiettivo la valutazione della fattibilità della defibrillazione con DAE da parte di poliziotti, è emerso che: il tempo medio per la prima defibrillazione è sceso da 12 a 8 minuti; dopo l’introduzione dell’uso del DAE, la sopravvivenza è migliorata dal 3.6% al 26%, rispetto alla defibrillazione eseguita solo da personale sanitario.
Sono dati scientifici e studi nazionali ed internazionali che convergono univocamente a stabilire la grandezza del fenomeno MCI; morte che uccide in silenzio ed in modo veloce e soprattutto poco conosciuta dall’opinione pubblica. Da questo punto di vista, il fenomeno della MCI rispetto ad altri soffre, appunto, di una scarsa visibilità (informazione di massa) ed è qui che mettono radici “ignoranza culturale”, per milioni di cittadini italiani, e “irresponsabilità civile”, per migliaia di politici, vecchi e nuovi, che da sempre discutono e legiferano guardando il fenomeno MCI dall’alto dei suoi effetti.
Diversi esperti sostengono che quasi sempre i familiari di chi è stato colpito di arresto cardio-circolatorio non classificano l’evento sotto una precisa etichetta ma soprattutto ignorano o sottovalutano ampiamente l’evitabilità dell’evento stesso. Viene così a mancare una forza, quella dell’informazione diffusa sul fenomeno, che in altri casi ha contribuito in modo rilevante all’attivazione della prevenzione e sostegno delle attività sanitarie.Basti pensare, solo per fare qualche esempio, al cd fenomeno delle Morti bianche o più in generale all’AIDS. Quanti di noi, però, sanno che entrambi gli eventi anche messi insieme hanno un numero inferiore di vittime rispetto alla MCI?I sintomi e le azioni di primo soccorso sono sconosciuti ai più: questo è il primo problema.Le manovre di soccorso che si eseguono su soggetti non coscienti, denominati BLS (Basic Life Support), sono uno standard internazionale e conoscerle è importante per una efficace coordinamento con i soccorritori qualificati, oltreché saperli applicarle prima del loro arrivo riduce la possibilità di danno anossico cerebrale alla vittima, aumentando la di salvargli la vita. Qui l’importanza che l’insegnamento delle BLS, e la conoscenza del fenomeno e dei suoi sintomi (cultura), deve avvenire nei luoghi per l’istruzione pubblica sia primaria ché secondaria, come già accade nei paesi anglosassoni, e nei centri di formazione di primo soccorso destinati ai datori di lavoro e loro dipendenti per la tutela dell’incolumità degli stessi e chi con loro interagiscono negli ambienti di lavoro. 

La morte arriva veloce: questo è il secondo problema del fenomeno.

C’è solo una cosa, indiscutibile in quanto comprovata scientificamente, che sia efficace ad interrompere questo evento: l’elettricità (choc elettrico). Quindi diventa indispensabile conoscere e applicare la cd Catena della sopravvivenza. Termine internazionale, che vuole essere più di una semplice metafora, utilizzato nel campo sanitario e che sta a significare l’attivazione di un sistema a catena che permette l’allertamento e l’attivazione del sistema di emergenza con la defibrillazione precoce e rianimazione cardiopolmonare nei primi due minuti.
Dotare una struttura, sia essa pubblica o privata e che per sua attitudine può ospitare un alto numero di persone, di un defibrillatore, da solo, non basterebbe per arginare drasticamente il fenomeno MCI. Non si spiegherebbero altrimenti quelle morti verificatesi nei centri sportivi in cui era presente un DAE. Forse qualcuno potrebbe ricordare il tragico episodio accaduto al calciatore Morosini all’interno dello stadio del Pescara.
Intanto il Governo ha varando frettolosamente l’attuale riforma sulla scuola e ancora una volta ha mancato all’appuntamento per aprirsi alla Cultura del soccorso; le Regioni, che con i loro Piani di riordino ospedaliero non solo hanno tagliato il numero di posti letto ma intere strutture ospedaliere, perpetuano a non obbligare i Comuni a sviluppare dei Progetti PAD (public access defrillation), che hanno come scopo principale la riduzione dei tempi per la defibrillazione, con il coinvolgimento delle ASL locali e presidi del 118, Forze dell’ordine, Attività private che svolgono servizio di ambulanza, Unità di soccorso di volontariato, Farmacie, Privati (associazioni di scopo onlus).
Inoltre, stante l’entità del fenomeno e la vitale importanza della riduzione dei tempi di intervento dei soccorritori professionisti, ogni Comune dovrebbe essere dotato di centro di Pronto soccorso o quanto meno di Primo intervento.
I Comuni, ignoranti del fenomeno, non sentono la necessità di istituire un Tavolo Permanente per la promozione della cultura del soccorso e parallelamente un Piano di emergenza generale; Il MoVimento Cinque Stelle nel merito continuerà a fare informazione, proposte di legge e a perseguire quella rivoluzione culturale iniziata nel 2006.
Siamo uniti al dolore dei familiari delle vittime di arresto cardiaco improvviso e alla loro rabbia nei confronti delle Istituzioni silenti.
Cristian Casili
Marco Indraccolo
Massimo De Marco
Antonio Bottazzo
MoVimento Cinque Stelle Nardò.Manifesto
cultura soccorso

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