Il gatto e la volpe. Quando il mea culpa a Gallipoli infastidisce la politica di Lucia Accoto

Non c’è da stupirsi. La politica oggi è diventata anche folklore. Qualcuno evoca “L’anno buio del governo Errico” a Gallipoli. E lo fa con un volantinaggio selvaggio e con manifesti affissi per la città. In politica si gioca con largo anticipo ed a carte coperte, per evitare di far capire quello che dovrebbe restare in sordina oppure segreto. Eppure, c’è chi va controcorrente, alza la voce, anzi usa l’inchiostro, per promuovere la sua poderosa sfida contro l’Amministrazione Comunale di Gallipoli. Non usa mezzi termini il Robin Hood della città bella, Sandro Quintana, consigliere provinciale di Lecce del Gruppo Misto “Azione e Rinnovamento”, che attacca il sindaco di Gallipoli, Francesco Errico, di pessimo governo. E tanto per restare in tema, pardon nelle “favole”, il primo cittadino dell’Udc replica in rete a Quintana, sulla bacheca del proprio profilo Facebook, chiamandolo “Pifferaio”.
I due un tempo non solo erano amici, ma addirittura facevano parte dello stesso partito. Ma si sa, l’identikit dei politici è sempre questione controversa. Vorremmo risparmiarci tutti la favoletta che la politica oggi a più livelli continua a propinarci in modo indigesto. Bisognerebbe accorciare i tempi, i ritmi ed il copione di un’azione bulimica del pressapochismo e del personalismo. Le chiacchere sono parole ingombranti, se scandite da un nulla di fatto. Gli elettori, i cittadini vorrebbero assistere al cambiamento, se c’è qualcosa che non va. E a Gallipoli oltre alle simpatiche scarammucce tra Quintana ed Errico, c’è la fatica di una città che non riesce ad emergere nel panorama amministrativo. Anzi, una città che fa parlare e non poco per lo scarso decoro urbano, per una inesistente progettualità portuale, per un abusivismo sfrenato, per una mancata pianificazione delle coste, per un ospedale, che si potrebbe dire, fantasma, per una inefficiente gestione dei parcheggi. Pagare due euro per una sosta significa ammazzare il turismo, rifiutare un piano d’intervento adeguato al territorio. Gallipoli è una città ad alta vocazione turistica, di quel turismo, però, mordi e fuggi che invece di arricchire lascia l’amaro in bocca. Un territorio per essere chiamato turistico deve conoscere ed avere la cultura del turismo. E Gallipoli accoglie per la maggior parte giovani vogliosi solo di lidi e discoteche. Questo la Giunta Errico dovrebbe saperlo bene. E il consigliere provinciale Quintana non si è risparmiato nei suoi volantini e manifesti nell’attacco serrato contro l’amministrazione comunale di Gallipoli. Eppure, Quintana non merita l’applauso. No, ha detto solo quello che si sentiva di dire e che molti sussurrano in casa oppure al bar. L’ha fatto da cittadino prima e da esponente politico poi. L’ha fatto anche “chiedendo scusa”, assumendosi le sue responsabilità. Avrà sbagliato i modi; è costretto a pagare una multa per il volantinaggio. Lui paga per aver spalmato sulle strade di Gallipoli la realtà ed i cittadini pagano lo scotto di una politica che non giova a nessuno se non a pochi. “Pupi e pupari” da una parte e “urlatori di verità a gettoni” dall’altra, queste le stoccate tra Quintana ed Errico. La verità non bisogna solo dirla, ma urlarla se necessario. Eppure sponsorizzare il proprio nome, urlandolo, in campagna elettorale è stata cosa gradita a molti. È vero anche che non si è arrivati a tanto in un solo anno, o nell’ultimo anno di governo Errico. Quintana nella sua città da cittadino ed Errico, oggi sindaco, ma in passato in Consiglio Comunale, insieme a tutti gli altri amministratori, da gallipolini autentici ed attenti, dov’erano nei passati governi? Si sono distratti, un tempo lungo un’amministrazione cittadina, hanno voltato le spalle e lo sguardo altrove? È vero qualcuno si è mosso, ma è stato pur sempre lasciato solo. Le alleanze in politica servono, non sono scomode o scandalose se strette per promuovere un territorio. L’azione del singolo, dura un attimo, fa parlare, ma la forza della sinergia è straordinaria. Senza archi e senza penne, Gallipoli ha bisogno di una politica sana, orientata allo sviluppo, alla crescita territoriale. E questo dipende dalla capacità e responsabilità di ognuno, amministratori e cittadini, per risollevarsi dal parassistismo. Le favole le lasciamo ai bimbi. Per far crescere una città servono azioni, progettualità, politica, senso del dovere e del rispetto comuni.

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