Il futuro della sinistra a Nardò

di Vincenzo Candido Renna

Porto Selvaggio Terra Nostra

 

Il congresso cittadino del PD e le rovine ancora fumanti in casa SEL aprono ad una domanda, c’è un futuro per la Sinistra a Nardò o solo un futuro anteriore?

Il futuro, per me che continuo, nonostante tutto, a professarmi idealista,  non può essere semplicemente una prospettiva temporale, ma, soprattutto, una dimensione di avvenire, un qualcosa che va costruito in vista di eventi da far accadere e di storie in cui sia possibile giocare una parte, un ruolo attivo con soddisfazione. La politica deve tornare a reimpossessarsi dei dati dell’avvenire tornare a concepire “piani e progetti” lasciare ai “caporali del consenso” l’elaborazione strumentale dei dati immediati e dei bisogni del giorno per giorno.

 Allora anche a Nardò, la sinistra dovrebbe imparare a dire la verità. Cosa non semplice, perché, anche qui, la Sinistra crede di essere la verità, e quindi non sente il bisogno di dirla.

 Dalla semantica di noi compagni, tanto per iniziare dovrebbe sparire la parola <<ma>>. 

Perché la verità non può essere corretta da congiunzioni avversative, da specificazioni riduttive, dalla ricerca di giustificazioni di contesto o peggio da capri espiatori per cui la colpa è sempre di qualcun altro. 

Allora diciamola la verità: è assurdo vedere una città come la nostra, senza un PUG, ossia, senza una visione urbanistica, che passi da una programmazione seria e partecipata dai cittadini inerente il futuro del proprio territorio, il futuro dell’ambiente, delle coste e del turismo.

 Mi duole pensare, ancor più, per non esservi riuscito da amministratore, che si poteva fare e non si è fatto, ad esempio: sulla raccolta differenziata e sulla possibilità di realizzare un impianto di biodigestione anaerobica dei rifiuti, per la bonifica della discarica di Castellino, obiettivo mancato; sul parco di porto selvaggio e sul piano coste, che nonostante l’avvicendarsi di consulenti e super consulenti, o presunti tali ed una cornice normativa regionale chiara, aspettano ancora di conoscere  una previsione, una prospettiva di sviluppo seppur minima.

 Per passare ad altro e che altro, mi dispiace registrare una totale insensibilità, se non di facciata, da parte della politica di Palazzo Personé sui diritti civili come: il registro sulle unioni civili, per non parlare dell’approccio alle politiche migratorie derubricato a fatto emergenziale e stagionale afferente un comparto agricolo ristretto, sul quale si è consumata l’irrimediabile frattura tra me ed il governo cittadino.

 Concepire l’emigrazione come un problema di ordine pubblico, tuttalpiù, da affrontare per il tramite della carità cristiana dei volontari della Caritas o di altre associazioni laiche, equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, ovvero, ad opporre un altro <<ma>> ai doveri di intervento e regolazione dei processi socioeconomici del territorio che si governa. 

Sulla legalità e sui diritti civili si misura il livello di civiltà di un Paese, di una comunità. 

Sulla capacità di includere, di allargare la platea del consenso sulle idee e sui progetti e non sui favoritismi e le prebende si misura un’idea di politica moderna e responsabile. 

Sulla paura di aprirsi e sulla esclusione classista o peggio ideologica si sono consumati e si stanno consumando i più grandi fallimenti della sinistra in Italia e a Nardò. 

Se al posto di far prevalere la logica della forza avessimo, un po’ tutti compagni ed amici da Sel al PD, usato la forza della logica, non ci troveremmo oggi, di fatto, a dover constatare  di aver consegnato Nardò nelle mani del centro destra, sebbene sotto mentite spoglie di un governo dalle “atipiche” larghe intese. 

La crisi economica e valoriale, che stiamo vivendo rischia di recidere, indissolubilmente, il rapporto di cittadinanza e, chi nella società “sta in basso” rinuncia allo status di cittadino per degradare allo stato di “servo”. Un servo che non partecipa più alla platea dei diritti ma – come accade in ogni condizione servile – si aspetta protezione e offre fedeltà. 

La partita da giocare, per quanto difficile, è proprio quella di ridurre le distanze e restituire dignità a chi sta in basso a prescindere dal politico e/o dallo schieramento che andrà a votare. 

E’ necessario bonificare lo stagno in cui hanno sguazzato e continuano a sguazzare i tanti “Caporali del consenso”, che a Nardò di centrosinistra  come di centrodestra vivono di politica e sfruttano il disagio sociale come un trampolino di lancio per i propri luridi interessi di bottega. 

Per fare questo, però, occorre avere l’umiltà di accettarsi di riconoscersi per quello che si è si fa e si è fatto e soprattutto per la disponibilità a fare nell’interesse generale. 

Aprire gli stati generali della sinistra per uscire dalla palude che abbraccia i due partiti maggiori PD e SEL potrebbe essere una soluzione, tuttavia, al di là dei partiti è necessario cercare di riaprire un dialogo sincero con tanti cittadini, che come me sono rimasti orfani di uno spazio ideale di confronto.

 Mi aspetterei più sinistra a Nardò, temo, al contrario, che ci attendono tempi sinistri.

 

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