Il cuore cucito

Recensione di Lucia Accoto
Ci sono storie che si impigliano ovunque. Le senti addosso, ne respiri i profumi. Crescono senza rallentare il passo, come le parole su carta. Le storie scivolano a fil di labbra mosse dall’alito caldo del sogno. Oscillano dall’alto dei loro steli per farsi voce. In un paese dell’Andalusia, in un villaggio dimenticato, c’era chi di storie ne ha raccontate tante. Chi le aveva tatuate sulle labbra e chi le cercava, ancora, come l’ultimo verso. La polvere dei desideri, a volte, porta alla solitudine. Soledad non solo un nome, ma anche la dilaniante solitudine di una donna che in una notte si è svegliata nel corpo di una vegliarda. Non aveva più nulla da temere. I suoi lineamenti sono franati, avvizziti, e la sua giovinezza è morta per recuperare la vita.
Il romanzo di Carole Martinez, Il cuore cucito, edito da Mondadori, appare legato ad una promessa mai pronunciata. Nella trama del tessuto si scioglie la storia di una stirpe di donne. Ognuna ha ereditato un dono tanto potente quanto terribile, destinato ad assumere forme diverse di generazione in generazione. Solo Soladed, tornando sui suoi passi, percorrendo a ritroso il filo del tempo per ritrovare le tracce lasciate da sua madre, giocata e perduta, scriverà nella sabbia una nuova storia. Quella che la madre Frasquita, l’ultima erede di una famiglia di streghe, regalerà alle sue figlie. L’inizio di una fine. E un’altra vita. A forza di rituali e misteri, di preghiere antiche né scritte né pensate, ma pronunciate ad alta voce in tre notti, la giovane Frasquita ricevette il suo talento. Sotto un albero d’ulivo ritrova la scatola seppellita nove mesi prima. All’interno aghi, fili e rocchetti variopinti. La capacità di cucire abiti non solo da stoffe pregiate, ma anche da stracci. Abiti che regalano straordinaria bellezza a chi li indossa e che usciti dalle sue mani si trasformano come il cuore di seta cucito e nascosto sotto il vestito della Madonna, portata in processione, sembra palpitare. Storie misteriose queste e mani di fata o di streghe. Nel villaggio le cose cambiano, presto. Alla meraviglia manifestata per il talento della sarta si accosta anche il timore per il suo potere. Frasquita dovrà sposare l’unico uomo che sembra volerla, il fabbro. Un uomo taciturno che la condanna alla solitudine. Un uomo che la venderà per un gioco, il combattimenti di galli. Lei capirà che è arrivato il momento. Partirà con i suoi cinque figli. Attraverserà il Sud della Spagna sino a giungere in Africa per sfuggire al suo destino e cucirne uno nuovo per le figlie. Come una seconda pelle.
Le parole mormorate nella solitudine di un deserto cancelleranno la tradizione. La scatola magica non passerà più di mano in mano. La corsa si ferma dove la madre l’aveva generata inghiottita dalla sabbia. La voce non udiva il suo sussurro, ma riempiva l’animo. Di tutte.

 

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