IL 9 OTTOBRE IL PRIMO SEMINARIO DI STUDI PER RICORDARE ERNESTO DE MARTINO

Nel cinquantesimo anniversario della morte, all’Università del Salento la prima di una serie di iniziative (promosse anche in molte altre città italiane) per ricordare Ernesto de Martino: appuntamento venerdì 9 ottobre 2015, alle ore 16 nell’aula “De Maria” di Palazzo Codacci Pisanelli (piazza Angelo Rizzo, Lecce), con il seminario di studi “Cinquant’anni de Martino”.

Il seminario, col patrocinio del Dipartimento di Beni Culturali, vuole appunto celebrare questo anniversario riflettendo sull’opera demartiniana a partire dalle ricerche e dalle pubblicazioni più recenti, ed è promosso dal professor Eugenio Imbriani che introdurrà i lavori.

Verranno presentati due volumi: “Ernesto de Martino. Teoria antropologica e metodologia della ricerca” (L’asino doro, Roma 2015), di Amalia Signorelli, a suo tempo allieva diretta di de Martino e tra i membri dell’équipe che svolse la famosa spedizione del 1959 nel Salento per lo studio del tarantismo; e “Il tarantismo oggi. Antropologia, politica, cultura” (Carocci, Roma 2015), dell’antropologo Giovanni Pizza, che ha lungamente condotto una parte importante della sua attività di ricerca proprio nel Salento.

Per discuterne interverranno gli antropologi Berardino Palumbo (Università di Messina) e Patrizia Resta (Università di Foggia); sarà presente Giovanni Pizza.

Ernesto de Martino (1908-1965) è uno studioso molto noto particolarmente per le sue inchieste sulla magia, sul lamento funebre e sul tarantismo condotte nell’Italia meridionale. Aveva legato strettamente l’impegno di ricercatore con quello civile e politico, orientato al riconoscimento del valore culturale delle pratiche e dei saperi che era possibile registrare tra le popolazioni meridionali e alla trasformazione delle loro condizioni di marginalità e di subalternità.

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Il libro “Il tarantismo oggi. Antropologia, politica, cultura”, di Giovanni Pizza

La trasformazione patrimoniale del tarantismo nel Salento contemporaneo coinvolge in primo piano l’antropologia italiana e consente di rileggere in una luce nuova l’opera di Ernesto de Martino e il suo rapporto con il pensiero di Antonio Gramsci. Mettendo a fuoco questi argomenti, il libro affronta gli effetti sociali che La terra del rimorso continua a produrre negli stessi luoghi esplorati da de Martino e la sua équipe nel 1959. Il fenomeno della «taranta» oltrepassa oggi i margini sudorientali d’Italia e ci spinge a riconsiderare anche le frontiere tra cultura e politica, accademia e località, scienza sociale e conoscenza popolare. Agendo in un originale laboratorio di politica e cultura, la ricerca antropologica assume il senso di una proposta critica, aperta al dialogo e al confronto con cittadini, intellettuali, amministratori. Oltre i confini della legittimità accademica, si apre una sfida di antropologia pubblica che è anche un’opportunità di autentica partecipazione democratica: un modo per scoprire, insieme, un sentiero nuovo, che ci porti fuori dal cono d’ombra di un cattivo presente.

 

> Il libro “Ernesto de Martino. Teoria antropologica e metodologia della ricerca”, di Amalia Signorelli

Ernesto de Martino è stato il maggior antropologo italiano del XX secolo. A cinquant’anni dalla sua morte, il suo lascito intellettuale e scientifico attende di essere ulteriormente esplorato in tutta la sua ricchezza. È questa l’ipotesi fondante del presente lavoro. Partendo da quell’umanesimo etnologico che De Martino indica come possibile meta di una rinnovata antropologia, l’autrice evidenzia i problemi specificamente antropologici del demartiniano ethos del trascendimento (naturalismo e storicismo; la presenza di coloro che, come i contadini lucani, stanno nella storia ‘senza sapere di starci’; l’etnocentrismo critico); discute alcuni postulati fondamentali della teoria antropologica demartiniana (l’origine e destinazione integralmente umana dei beni culturali e il significato umano degli accadimenti); riflette sulla crisi della presenza, forse il più complesso e il più significativo dei costrutti concettuali demartiniani; esamina, infine, la metodologia della ricerca sul campo di De Martino, costruita sulle due coppie concettuali di problema e documento e di équipe e spedizione. In questi tempi rinunciatari di cinismo, di paura, di ripiegamento narcisistico su un io cui si chiede di sostituire il mondo, l’‘eroica’ impresa di De Martino di coniugare impegno scientifico, scelta morale e militanza politica ha tutto il potenziale dell’attualità alternativa.

Lecce, 7 ottobre 2015

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