I fichi secchi babbano di Lucia Accoto

 La porta, cui ogni tanto si dava una mano di vernice verde, si apriva poco. Piccola com’ero l’attraversavo con un certo agio, gli altri invece dovevano piegarsi per non sbattere la testa. Oltre quella porta c’era il cielo. Sì, perché si arrivava sul tetto accompagnati da una fiumana di gradini alti, ruvidi e ripidi. Ti venivano le vertigini a guardarli dal basso. E dopo le scale si allargava una stanza, camuffata a ripostiglio, a deposito di cianfrusaglie. Poi, ti si parava la terrazza. Ampia e con un bernoccolo al centro. La volta a stella dava quell impressione lassù ed io la vedevo proprio così da piccina. Sulla terrazza un letto di canne sul quale dormivano i fichi da essiccare al sole mi facevano pensare al paese dei balocchi. E “babbavo” con niente.

i fichi secchi babbano

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