Gestione reflui Nardò – Porto Cesareo

Alla luce delle inesattezze o delle demagogiche strumentalizzazioni contenute nelle dichiarazioni che si stanno leggendo in questi giorni, è opportuno fare chiarezza ed informare correttamente i cittadini di Nardò sulla questione della gestione dei reflui di Nardò e Porto Cesareo.
Occorre innanzitutto precisare che una volta saltati i tavoli tecnici presso la Regione Puglia (tenuti tra la stessa Regione, Autorità Idrica Pugliese, AQP, il Comune di Porto Cesareo e il Comune di Nardò),  il Ministero dell’Ambiente ha avocato a sé le competenze sulla questione. La posizione sostenuta dall’amministrazione comunale di Nardò, che ha più volte avanzato proposte alternative allo scarico dei reflui a mare, anche su indicazione degli ambientalisti e della consulta dell’ambiente, non è stata condivisa dalle altre parti coinvolte.
Nel primo tavolo tecnico convocato presso il Ministero, Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese e AQP da una parte e Comune di Nardò dall’altra hanno esposto ai funzionari del Ministero e ai suoi consulenti esperti,  le “ragioni” della scelta sostenuta (come del resto si evince dai verbali redatti e inviati dallo stesso Ministero, di cui è stata data diffusione mezzo stampa).
Il Ministero, dopo aver approfondito le due posizioni, ha convocato un nuovo tavolo tecnico in cui ha definito inammissibili, sia dal punto di vista tecnico che normativo, le soluzioni alternative allo scarico a mare, considerato dagli esperti del Ministero dell’Ambiente la migliore soluzione percorribile dal punto di vista ambientale. In questa sede è stata ribadita l’inevitabilità di un commissariamento qualora in tempi brevi, tra le parti non fosse stato raggiunto un accordo. Commisariamento che significherebbe dare il via al progetto dell’AQP, così come proposto inizialmente, adottando minime modifiche.
Alla luce di questo, il Comune di Nardò ha successivamente preso parte agli incontri con Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese e AQP, per definire una bozza condivisa di protocollo d’intesa, che fosse migliorativa rispetto a quella in precedenza proposta dagli stessi Enti.
Tutto questo è stato fatto per poter consentire alla Consulta dell’Ambiente, alla competente Commissione Consiliare e al Consiglio Comunale, di poter assumere le necessarie decisioni, tenendo conto di quanto emerso dagli incontri al Ministero e da quelli successivi presso la Regione. 
Molto sinteticamente il protocollo prevede:
  • il riuso in agricoltura, attraverso la rete idrica del Consorzio di Bonifica dell’Arneo, dei reflui depurati con un potenziamento del depuratore di Nardò (importo di lavori previsti 3.500.000 di euro);
  • il potenziamento del depuratore di Porto Cesareo rispetto alle attuali previsioni progettuali, per consentire il riuso dei reflui depurati in agricoltura attraverso i domini dell’Agenzia Regionale delle Opere Irrigue e Forestali (importo di lavori previsti 1.500.000 di euro);
  • lo spostamento della condotta terrestre di collettamento dei reflui provenienti da Porto Cesareo: passerà sulla strada che da Porto Cesareo porta al Villaggio Resta, superando l’attuale previsione progettuale che prevede il passaggio dal sito SIC della Palude del Capitano;
  • la realizzazione dell’infrastruttura portante della fogna nelle marine (dal completamento di Santa Maria, fino a Torre Squillace, passando da Santa Caterina e S. Isidoro) per le zone già servite da rete idrica (importo di lavori previsti 8.000.000 di euro, disponibili nell’immediato, con previsione di ulteriori investimenti nel medio e lungo periodo).
Sarà inoltre garantito il monitoraggio costante della qualità delle acque depurate con ulteriori studi meteo marini e sarà eliminato il divieto di balneazione che attualmente interessa centinaia di metri della fascia costiera di Torre Inserraglio, a causa dello scarico a mare in battigia, dei reflui provenienti dal depuratore di Nardò.
Insomma, dopo che il Comune di Nardò ha fatto di tutto (e lo si evince dalle risultanze dei tavoli tecnici Regionali prima e Ministeriali poi), per difendere proposte alternative allo scarico a mare, ora la Consulta, la apposita Commissione ed il Consiglio Comunale, devono scegliere, alla luce di quanto emerso nelle riunioni Ministeriali, se subire il commissariamento da parte del Ministero in base al Decreto “Sblocca Italia” o ratificare le condizioni contenute nel protocollo d’intesa che, in ogni caso, riteniamo essere di gran lunga migliorative rispetto al tanto contestato progetto iniziale dell’AQP. 
Oltre alla importante infrastruttura fognaria, infatti, si andrebbe a migliorare l’attuale situazione di scarico a mare dei nostri reflui che oggi avviene sottocosta.
12 maggio 2015

 

 

 

 

 

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