E il Cavaliere cade dinanzi alla giustizia di Lucia Accoto

Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ognuno può immaginare i retroscena più foschi, gli interessi più sordidi, ma le sentenze vanno rispettate. Tutte. Anche quella su Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio dei Ministri, condannato a quattro anni di reclusione nel processo Mediaset per il reato di frode fiscale. Con la sentenza emessa dalla Cassazione, sentenza quindi definitiva, vorrà dire che c’erano le prove. Vorrà dire che non era certo infondato e pretestuoso il processo, né le conclusioni cui sono giunti i giudici dell’Appello. Nessun complotto quindi, come pure parte del centrodestra ha gridato, ma ricostruzione dei fatti e codice penale alla mano, applicazione della relativa sentenza. Insomma, è chiaro che si possono processare i politici senza per questo creare ad arte un film per delegittimare un rappresentante delle istituzioni o di governo prima ed un uomo poi. In Italia, Paese democratico, l’azione penale è obbligatoria. Lo dice una regola principe della nostra democrazia repubblicana. I magistrati non possono pretendere di avere la vittoria in tasca prima ancora di fare il loro dovere. La sentenza su Berlusconi, tutt’altro che senza macchia dinanzi alla giustizia se osserviamo il suo carico di pregresso, dice anche tante cose. Innanzitutto ha lasciato sbigottiti gli orchestrali garantisti e gli esponenti del Pdl, divisi tra falchi e colombe, che da tempo suonavano ininterrottamente lo stesso motivetto. Lo spartito ora anche per loro dovrà cambiare. Silvio Berlusconi è colpevole. E non stiamo parlando di un pinco pallino qualunque, di un politico di quarta serie, ma di Berlusconi leader del Pdl, fondatore di Forza Italia che ha ricostruito e rilanciato il centrodestra in Italia (gliene va dato atto) e per tre volte presidente del Consiglio. Un uomo che veste in doppiopetto blu, uno dei più importanti imprenditori a livello internazionale che nel 1994 scese in campo in politica con quel “mi consenta” che ha permesso a Forza Italia di affermarsi al Governo. La giustizia non è stata sempre rappresentata come una dea bendata? Certo che sii. E quando ci si muove ad alti livelli essere bendati è quasi un obbligo. Eccellente spirito manageriale, determinazione, lavoro, strategia e grande comunicabilità, forse gli ingredienti del suo successo. Eppure i bilanci si tirano alla fine. Ed adesso è il caso di aprire bene gli occhi sul passato. La situazione al limite della vivibilità oggi è anche una eredità dei vent’anni della politica di Berlusconi. La crisi economica che l’Italia sta affrontando tra imprese che chiudono, di disoccupati che crescono e giovani senza speranza per il futuro, è sii il frutto della cattiva congiuntura internazionale (anche se alcuni Paese, vedi l’America, proprio ora si stanno riprendendo), ma è anche una crisi per lungo e troppo tempo negata, ridimensionata e sottovalutata proprio dal Governo di Silvio Berlusconi. Vi siete dimenticati quando ministro dell’Economia era Giulio Tremonti? Vi siete dimenticati come allora ogni allarme, ogni preoccupazione, venivano subito zittite con manciate di falso ottimismo? Avete scordato quando nell’agosto di due anni fa la Bce inviò al Governo di Roma un drammatico promemoria a cui seguirono l’impazzimento dello spread, la caduta del Governo Berlusconi e l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi? Ora è il momento della chiarezza. È arrivata la parola della Cassazione. Parola dura, pesante, parola inequivocabile che ha confermato in toto la sentenza di primo e secondo grado di giudizio: condannato. Persecuzione o meno della magistratura su Berlusconi politico, in tanti tra le fila dei partiti hanno perso un’ottima occasione per tacere. Eppure è davvero assurdo, non strano, che in Italia possa aver agito indisturbata la banda della toga per sconfiggere e distruggere Silvio Berlusconi con lo scopo inconfessato di perseguitare un “uomo per bene” per ragioni politiche. Gli esponenti del centro destra faticano parecchio per digerire la sentenza. Ma neanche a sinistra sembrano angioletti. Un rappresentate delle istituzioni che attacca frontalmente giudici e magistrati non dovrebbe chiedersi se non sia giunto il momento di fare le valigie ed uscire così dal disagio che lo tormenta? Alcuni nomi pe tutti, lasciando il leader, Santanchè, Gasparri, Biancofiore, Gelmini, Carfagna, Ravetto. Quanta arroganza, quanta pacchianeria nelle sperticate difese all’uomo Silvio ed al politico Berlusconi a cui devono tutto. A quel Silvio Berlusconi che negli anni dell’ascesa imprenditoriale e politica aveva come suo braccio destro Marcello Dell’Utri, amico di sempre, che proprio una persona “per bene” non è. Un uomo che ha tessuto rapporti con Cosa Nostra e per questo processato. Arrestato, inoltre, e condannato per aver inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia. Silvio Berlusconi nulla sapeva neanche quando faceva la sua campagna elettorale nel 1994 in quel di Palermo? La lunga storia di Berlusconi con la sentenza di condanna entra in una nuova fase. Non ci sarebbe un’alternativa seria a portata di mano, grazia a parte – Il Capo dello Stato ha sbarrato la strada – , se non le elezioni anticipate. Ma sappiamo anche che in questo momento il Paese non può permettersele. È ancora complicato lo scenario economico, gravi i problemi che sono sul tappeto. Ma sebbene in tanti, in queste ore, stiano dicendo che la sentenza non avrà influenze sul Governo Letta (perché forse lo credono o perché forse lo sperano), è difficile pensare o ritenere che quell’equilibrio di necessità che ha portato Pdl e Pd a stare insieme, reggerà ancora per molto e non sarà invece investito dalle tensioni, che come un’onda lunga, arriveranno dalla sentenza della Cassazione. E allora, si lavori ancora per mettere in sicurezza il Paese, per affrontare i nodi più spinosi e per fare le due-tre riforme essenziali, quella elettorale in primis, che all’Italia servono. E poi si torni al voto. Con alleanze non dettate dalla costrizione per necessità, quale è oggi l’alleanza Pd-Pdl che regge il Governo Letta, ma un programma ed un progetto condivisi e soprattutto sorretti da affinità politica e culturale. Alla manifestazione di ieri a Roma a sostegno di Silvio Berlusconi lacrime, le sue, molti disertori e poca sostanza. Sentenza e sostanza insieme dicono tante altre cose.
 

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