“CUI PRODEST” – (“A CHI GIOVA”) – NON VEDERE?

“CUI PRODEST ?”  è una frase latina che tradotta in italiano vuol dire “a chi giova?”.

La frase è tratta dal passo della Medea di Seneca, a. III, vv. 500-501, cui prodest scelus, is fecit «il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova»; è appunto in questo senso che la domanda viene posta, nella sua formulazione abbreviata, quando si cerca di scoprire chi sia l’autore o il promotore di un fatto (non necessariamente delittuoso), nel presupposto che può esserlo soltanto chi se ne ripromette un vantaggio per sé.

Nel nostro caso, con l’aiuto delle sempre presenti immagini, andrebbe evidenziato invece un altro aspetto del suo significato, proviamo: “CUI PRODEST ?”, quindi, «a chi giova?» continuare a fare silenzio di fronte a queste piccole evidenti ‘catastrofi visive e urbane’? O meglio, aggiustando la domanda: “E’ ancora affidabile, colui o coloro che, ritenuto/i presumibilmente intelligente/i, da tutta una collettività, non proferisce/ono parola, di fronte a tali incredibili evidenti dissesti a conferma di negligenza, sciatteria, noncuranza per il degrado, il disordine, il pericolo per l’incolumità pubblica e contro qualunque valore di ‘senso civico’ e di ‘bene comune’ piuttosto che di decoro? (intendiamo nel concetto includere anche la situazione negletta di spazi, slarghi, piazzette, stradine e facciate del centro storico).

La legge naturalmente dice altro.

Davvero si troverà l’alibi per non poter intervenire su quelle parti disastrate (in foto) perché, per esempio, manca il coraggio di indire un concorso pubblico di idee, orientato a consentire interventi strutturali di riqualificazione?(Procedendo a stralci sul lungomare o ‘waterfront’, dopo una riprogettazione generale seria integrata e competente). Davvero dovrà rimanere tutto immobile e immutabile, come da vent’anni a questa parte, con le gestioni amministranti alternatesi, nella loro pigrizia, ci hanno fatto comprendere?

Riqualificare queste aree, per poterne usufruire, dando slancio turistico e pubblicitario per la qualità degli interventi e quindi per la crescita di questo territorio, è possibile o no?

Cosa ne pensano; la maggioranza, l’opposizione, gli indipendenti e i gruppi misti? Che mettano dunque nero su bianco, perchè in futuro si comprenda la competenza, la lungimiranza e la voglia di futuro di coloro che siedono agli scranni decisionali di Nardò.

Noi dell’ Osservatorio sulla città denunciamo il disinteresse inqualificabile e incomprensibile verso questi determinati argomenti che, ne siamo sicuri, riattiverebbero circuiti virtuosi di interesse occupazionale imprenditoriale e turistico.

D’altronde, quali vantaggi si possono trarre facendo silenzio, lasciando consumare e non stabilendo magari, procedure di ripristino di quelle parti o almeno avvertire la collettività che si provvederà, al più presto e coscienziosamente a renderle ‘umane’? Ancora più grave, è che, pur ri-conoscendone il grande valore ambientale e paesaggistico utile per il turismo e sapendo che tale realtà rappresenta la nostra sola alternativa di futuro, si continua a non dare segnali di una benché minima parvenza di presumibile interessamento per un generale intervento progettuale.

La mole di documenti segnalazioni, denunce e le mille immagini già pubblicate, selezionerà di certo, la prossima classe dirigente, rispetto ai silenziosi profili che ogni tanto per una indotta voglia di apparire, sempre gli stessi, sentono l’impellente bisogno di ergersi, saltuariamente, in momenti, e con colori alterni, a paladini e difensori della città. Ma il loro risultato, lo abbiamo imparato sulla nostra pelle e, con le loro omissioni, sulla condotta verso il nostro ambiente. La conferma, arriva proprio dalla precaria situazione del paesaggio che abbiamo attorno.

C’è una lontana possibilità dell’esistenza un’altra opzione: l’IGNAVIA, cioè non porsi neanche la domanda del  “CUI PRODEST ?”, ma si spera non venga mai contemplata questa tremenda realtà.

 

OSSERVATORIO SULLA CITTA’ – Nardò (Le)

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