Contributi consortili, Giovanni Siciliano: ” è necessaria, una presa di posizione netta da parte della Regione Puglia”

In qualità di consigliere della Provincia di Lecce, delegato dal Presidente Gabellone al coordinamento delle attività finalizzate alla verifica di legittimità degli avvisi di pagamento del contributo consortile, corre l’obbligo fare un po’ di chiarezza sull’argomento e offrire ai cittadini le opportune delucidazioni circa le modalità di impugnazione degli atti impositivi, stante l’approssimarsi della scadenza dei termini per il versamento ed evitare che le distorte informazioni ed i facili proclami dei giorni scorsi, possano fuorviare i contribuenti.
A seguito della formale istanza di accesso agli atti depositata dal consigliere provinciale Giovanni Siciliano il 29/02/2016, il Consorzio di Bonifica dell’Arneo pubblicava sul proprio sito il Piano Comprensoriale di Bonifica, adottato con delibera commissariale n.188/15 del 20/10/2015.   
La richiesta del rappresentante istituzionale si rendeva necessaria poiché, in ossequio alle indicazioni pervenute dalle recenti sentenze della Corte di Cassazione, la mancata adozione del piano generale di bonifica rende illegittima l’imposizione del contributo consortile.
Alla luce del riscontro documentale fornito dal Consorzio dell’Arneo, che farebbe ritenere adempiuto l’obbligo imposto dalla Suprema Corte, residua, quale motivo di contestazione dell’avviso, il mancato conseguimento di un beneficio diretto e specifico sul terreno gravato dal tributo consortile.
Ciò comporta una valutazione attenta della singola posizione debitoria per ognuno dei consorziati, i quali dovranno provare, mediante gli strumenti concessi dalla legge e più specificatamente dalle rigorose norme che regolano il processo tributario, l’assenza di un vantaggio immediato e diretto sull’immobile.
La contestazione non può essere generica, ma specifica e dettagliatamente motivata: il contribuente dovrà quindi indicare le ragioni per cui ritiene illegittimo il provvedimento impugnato ovvero le circostanze di fatto in forza delle quali l’attività del consorzio non ha arrecato alcun miglioramento al proprio terreno.
Dunque, in base alle indicazioni sul punto fornite dalla Suprema Corte, al Consorzio basta asserire che l’immobile del ricorrente è ricompreso nel cosiddetto perimetro di contribuenza per assolvere al proprio onere probatorio.
Il proprietario, invece, dal canto suo, deve dimostrare la mancanza del beneficio fondiario, esponendo e provando che le opere realizzate dal Consorzio nel comprensorio (anche quelle di sola manutenzione di opere esistenti), non hanno comportato alcun vantaggio fondiario, con la conseguenza che l’eventuale carenza probatoria determina, oltre al rigetto dell’impugnazione, anche la condanna alle spese di giudizio.        

Il Consigliere Provinciale Giovanni Siciliano (Foto Longo)

Giovanni-Siciliano prov.

Si è ritenuto opportuno fornire le predette informazioni prettamente giuridiche, con la consulenza dell’Avv. Giovanni Colomba che si occupa della controversa vicenda, per non ingenerare nei cittadini illusorie persuasioni circa l’esito scontatamente favorevole dei ricorsi: è bene rammentare che tutti i processi si caratterizzano per la loro natura aleatoria e l’esito degli stessi è sempre rimesso alla valutazione discrezionale del giudice chiamato a decidere.
Così è utile evidenziare che l’eventuale conclusione favorevole del primo grado di giudizio, indurrebbe il Consorzio di Bonifica a presentare appello, circostanza che “costringerebbe” il contribuente a costituirsi nel conseguente procedimento, per non parlare della possibilità di giungere fino al terzo grado di giudizio in Cassazione, che l’Ente potrebbe perseguire per evitare che una decisione a sé sfavorevole, subita in appello, possa cristallizzarsi in un precedente dai risvolti economicamente svantaggiosi.
Ho ritenuto doveroso, in qualità di rappresentante istituzionale e di fronte all’inerzia amministrativa degli organi preposti, approfondire accuratamente la vicenda con l’intento di informare la cittadinanza dell’iter giuridico, previsto dalle norme in materia, per contestare l’ennesima gabella, indubbiamente illegittima e iniqua, che svuota le tasche dei contribuenti.
Sono fermamente convinto che le vacue dichiarazioni demagogiche espresse nelle ultime settimane sugli organi di stampa, di fatto, non aiutano i cittadini a risolvere concretamente il problema, né contribuiscono a fermare la riscossione coattiva che, una volta spirati i termini per proporre il ricorso (sessanta giorni dalla notifica) e in assenza di pagamento, si abbatterà inevitabilmente sui contribuenti con aggravio di costi.
Ecco perché è quanto mai necessaria, urgente ed indispensabile una presa di posizione netta da parte della Regione Puglia, a cui l’ANCI ha già rivolto, qualche giorno addietro, una proposta di sospensione di tutte le cartelle, al momento, rimasta priva di riscontro, così da ovviare in tempi rapidi ad un incertezza latente che pregiudica gli interessi di migliaia di cittadini.   
9 marzo 2016
IL CONSIGLIERE PROVINCIALE
GIOVANNI SICILIANO
 

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