Autismo, si fa presto a lanciare slogan I CAT non bastano, servono servizi di Lucia Accoto

Autismo e diritto alla salute, parole che per molti scivolano sull’acqua. Ho l’impressione che si continui a giocar di rimessa. È destabilizzante credere che qualcosa possa cambiare affidandosi ai tempi dilatati della politica. Ho visto gli occhi di padri arrossarsi quando parlano di figli autistici e di quello che fanno quotidianamente con risorse economiche ristrettissime per aiutarli. Ho sentito le voci di madri tremare ricordando l’amore e le cure che rivolgono ai loro ragazzi bisognosi di assistenza specializzata e di un percorso che non dovrebbe essere disgiunto da quello svolto nei centri specializzati. E quando a parlare con orgoglio è Alessandro, uno studente universitario autistico iscritto alla facoltà di fisica dell’Università del Salento, avverti quanto tu sia rimasto indietro. “L’autismo non è una malattia – dice – ma un emisfero parallelo che si deve esplorare”. Come dargli torto, ha centrato la questione con il suo modo garbato e pulito. E poi arriva la Giornata Mondiale sull’Autismo. Per alcuni è una festa, una ricorrenza, un appuntamento di condivisione, di partecipazione che si traduce in laboratori didattici, di danza, di canti, di recitazione. Per altri è il tracciato di una mappa per arrivare alla gente, alle istituzioni, alla sensibilità di tutti perché molti ignorano il problema. Spente le luci ed abbandonate le piazze resta il lavoro per le associazioni, per i centri di assistenza socio-sanitaria. Per i politici, invece, che in quelle piazze si sono fatti vedere è come ritrovarsi per gli auguri di Natale, una volta all’anno. Stringono mani, sorridono, ascoltano e dimenticano, facilmente. Eppure, al momento opportuno, quasi in pompa magna diventano i paladini di quello che sembrerebbe più uno slogan che un’azione concreta anche se tardiva. Perché tutto procede a rilento, dissociato.
Il 10 aprile saranno avviati i CAT, Centro Autismo Territoriale, nel Salento. Lo riferisce, in una tavola rotonda tenutasi all’ex Rettorato a Lecce, la referente dell’Agenzia Regionale Sanitaria – Ares Puglia, Paola Povero che lancia la notizia come se facesse venire giù una cascata di coriandoli. L’effetto sorpresa, dopo dodici mesi dall’approvazione del Regolamento della Regione Puglia, c’è da parte delle famiglie e delle Associazioni. Raccolti gli applausi, la Povero rincara la dose sostenendo di “puntare sui servizi perché è ciò che vogliono le famiglie” e che è quella la strada da prendere. L’entusiasmo, però, si spegne in fretta dinanzi alle domande dei genitori dei ragazzi autistici. Di quei genitori che hanno ipotecato la casa per continuare a curare i figli, di quei genitori che hanno perso anche il lavoro per seguire i figli, di quei genitori che con composta dignità ripercorrono con voce spezzata dall’emozione che non ce la fanno da soli ad affiancare i figli in un percorso difficile perché quando non ci saranno loro chi penserà ai loro ragazzi, di quei genitori che chiedono servizi, diritto alla salute e rispetto. A loro e alle associazioni che lavorano sul territorio si devono risposte serie e la farsa delle belle parole si squaglia quando ancora si è ben lontani dagli accreditamenti per le strutture socio-sanitarie in grado di fornire assistenza con figure professionali adeguate e preparate. Come fanno le famiglie ad avere servizi se non partono gli accreditamenti? Non si può buttare fumo negli occhi per togliersi di dosso la polvere dei ritardi, delle lunghe attese, delle dimenticanze.
L’autismo è complesso, sfaccettato e le associazioni, ognuna con competenze specifiche, non possono prevaricare le altre. Tutte dovrebbero stare sulla stessa linea per un obiettivo comune: sostenere chi soffre questa patologia per aiutarlo ad una crescita efficace. Dovrebbero, infine, dimostrare una maggiore unione sui punti da raggiungere anche se difficoli, lasciando così al tempo, alle famiglie, agli organi preposti, ogni giudizio di merito.

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