ALLE SOGLIE DEL “waterfront” (ma siamo nel 2008!)

Avete mai sentito parlare di “waterfront”? E’ la maniera ‘inglese’ per definire il ‘fronte mare’. Bene, Nardò ne potrebbe possedere diversi e dei più invidiabili. E sapete a che proposito è diventata famosa la definizione di questo termine-luogo, nei progetti contemporanei che si stanno realizzando in tutto il mondo? 

Naturalmente per le svariate imponenti riqualificazioni in atto, tutte riferite alla maggiore attrazione turistica che si può recuperare come potrebbe essere quello di Nardò.

Già le qualità e le potenzialità di questo magnifico luogo, ancora oggi, rimangono sconosciute agli stessi amministratori che mancano di una delle componenti fondamentali, in questo momento di trasformazione, del territorio: la creatività, la progettualità. E’ uno degli obiettivi che questo territorio deve assolutamente seguire.

“Waterfront” è strategia, è prospettiva, è un modo di pensare il futuro.
Napoli, Ravenna, Savona, Salerno, Trieste, Venezia e con tanto entusiasmo anche Brindisi. E’, obbligatorio, prima o poi, prevedere tra i progetti e inserirlo nelle opere future da realizzare la ri-progettazione del “waterfront” neritino, per una riqualificazione seria responsabile e mai come in questo momento possibile.

Per quale motivo? La desolazione della lunga costa neritina dovrebbe prevedere degli spazi di sosta, di ristoro e di servizio per i turisti. La nostra zona, infatti, avendo previsto la sua natura elettiva d’indirizzo culturale-turistico, ha bisogno di questi interventi. 

A cosa serve questa previsione? Perché, altrimenti, per esempio, coloro che arriveranno quest’estate, in questi luoghi (e se ne prevedono veramente tanti), magari anche per visitare il nostro mare, se non dovessero trovare dei punti di riferimento dove fermarsi, per godere del panorama o del paesaggio, saranno costretti a trovare dei luoghi casuali d’emergenza in cui fermarsi per consumare veloci spuntini, contribuendo alla congestione stradale, degradando piccole parti di strada e di percorso magari dalle caratteristiche naturali importanti, così contribuendo alla dispersione di potenziali ricavi economici. 

Sarebbe opportuno, per le zone di riprovata qualità paesaggistica, come la nostra, che le amministrazioni si facessero carico di scegliere alcuni gruppi di esperti, con il compito di creare delle opportunità di recupero di qualità panoramiche e di ‘enclave’ paesaggistiche per un maggiore controllo e difesa del territorio. 

Per fare questo si deve avere una forte dose di cultura urbana-architettonica (assente in questo momento dalle nostre parti). Tutto questo è confermato della paradossale situazione delle opere in atto che si scontra con la pratica quotidiana di gestione della cantieristica per i lavori pubblici nella nostra città. 

Infatti il comitato spontaneo dei commercianti, nato durante i lavori di rifacimento del basolato nel centro storico, ha da tempo denunciato la scadente organizzazione dei lavori, sia nella tempistica sia nella qualità della sicurezza. Ritengo fondamentale, sottolineare la distanza concettuale tra questi due argomenti che qui, ho riportato, quali la necessaria riqualificazione del nostro “waterfront” che Nardò, meriterebbe si affrontasse e la situazione di precarietà della sicurezza nei percorsi dei cittadini di Nardò (non più, tanto pazienti). 

Auspico come sempre lungimiranza e competenza; queste ritengo siano e saranno le parole d’ordine insieme alla cultura creativa per le future scelte progettuali.

Per un maggior approfondimento dei nostri lettori e amministratori
articolo di lunedì, 11 febbraio 2008
 
Osservatorio sulla città Nardò – (Le)

 

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